Unus Mundus

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 21 marzo 2013

Non ricordo esattamente quale strada stessi percorrendo. Sono passati molti anni ed i vecchi ricordi, come le indicazioni stradali logore, non sono più molto chiari. L’unica cosa che sapevo era che mi trovavo da qualche parte tra l’Abruzzo ed il Molise su una strada che definire tale era davvero un gran complimento. Arrancavo per colline e valli cercando di orientarmi come meglio potevo e, ogni tanto, mi fermavo a chiedere indicazioni per Agnone. Era una meravigliosa giornata di prima estate.

Finalmente riesco ad arrivare a destinazione e posteggiata l’auto mi immergo nel paese famoso per la sua produzione di campane. Era quello infondo il motivo che mi aveva spinto a compiere quell’escursione o almeno così credevo dal momento che, il fato, delle volte riesce a serbarci quei magnifici coup de théatre che ci fanno rimanere senza fiato. Infatti, dopo aver percorso alcune strade del paese, spinto dalla calura, decido di ripararmi un attimo all’interno di un chiostro di un convento. Il cartello d’ingresso mi dava notizia del fatto che il monastero era divenuto una biblioteca gestita dal comune. A questo punto un impiegato del posto, notata la mia presenza, con modi gentili mi invita a seguirlo all’interno dell’ex edificio sacro per illustrarmi la collezione di libri antichi. Come rifiutare l’invito di un così valido cicerone?

Iniziamo a percorre uno splendido corridoio dove diversi libri protetti da teche di vetro facevano bella mostra di sé, valorizzati dagli immancabili commenti dell’addetto dai folti baffi neri che ad un certo punto inizia ad aprire le stanze laterali per mostrarmi altri testi, informandomi che un tempo quelle erano le vecchie celle dei monaci francescani. Non essendo ancora stato approntato un sistema di illuminazione il bibliotecario si era mosso di fretta per aprire la finestra in fondo alla stanza ed ecco che insieme alla luce del sole, arrivava la mia più sincera meraviglia per quello spettacolo di simbolismo ermetico che di colpo si offriva ai miei occhi. Un compendio completo dell’Opera Alchemica, descritta in ogni sua fase, dipinto sul soffitto della ex celletta e, come successivamente avrei potuto constatare, delle due successive. Il bibliotecario, cui non era sfuggito il mio stupore, diceva che nessuno era ancora stato in grado di dare una spiegazione di quei dipinti. Uno rappresentava una vergine bianca avvolta tra le spire di un serpente, in un altro era possibile vedere Giano bifronte affiancato dall’antico simbolo dell’Ouroboros ed infine vi erano diversi clipei raffiguranti operazioni intorno a quel forno che gli alchimisti indicano con il nome di Atanor. Quale magia mi aveva condotto in quel luogo, tra l’altro proprio in un momento nel quale stavo approfondendo le relazioni tra l’Ordine monastico fondato da San Francesco e le antiche conoscenze alchemiche?

Pochi sanno che il poverello di Assisi, non volendo assumere il controllo dell’ormai larga cerchia di persone che si era creata intorno alla sua figura, aveva deciso di scegliere il più valente dei suoi assistenti come ministro del suo nascente Ordine. L’uomo in questione era Frate Elia da Cortona, uno dei più importanti personaggi del panorama esoterico medioevale europeo. San Francesco aveva l’abitudine di rivolgersi a lui chiamandolo “Padre e madre di tutti i miei figli”, forse proprio ad indicare che in quella persona egli ravvisava in equilibrio quella duplice natura “maschile / femminile” propria di ogni essere umano che percorra la via iniziatica.

Numerose testimonianze archivistiche e bibliografiche ci sono pervenute relative all’interesse che Frate Elia nutriva per l’Alchimia, scienza per la quale ebbe a soffrire censure ecclesiastiche ed altri numerosi problemi. E’ poi accertata la sua amicizia con un’altra straordinaria figura dell’esoterismo medioevale. Egli era infatti in intimi rapporti con l’Imperatore Federico II di Svevia, uomo dalla grandissima cultura occultistica partendo dalla quale era riuscito a stabilire rapporti di amicizia con il più raffinato mondo islamico. Tanta era la fiducia e la stima reciproca tra Federico ed Elia che l’Imperatore, noto anche con l’appellativo di “Stupor Mundi”, ebbe modo di affidargli delicatissimi incarichi diplomatici in terra islamica. Viene da dire che San Francesco coltivasse una serie di amicizie decisamente singolari ed eterodosse. La stessa basilica d’Assisi nasconde numerosi dettagli di natura esoterica sui quali certamente avremo modo di tornare.

Lascia un commento

Newsletter

Per seguire le mie attività a condividere commentando i miei articoli