Un misterioso dipinto…

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 19 dicembre 2014

Capita con un certa frequenza di imbattersi in opere d’arte che, al di là del loro aspetto apparente, trasmettono un messaggio che trascende di molto l’aspetto meramente formale. Piccoli dettagli che nascondono grandi segreti e che riportano l’attenzione del visitatore accorto in una dimensione gnostica e sapienziale che quasi sempre si trova in contrasto con le dottrine ed i dogmi ufficialmente stabiliti.

Un caso molto interessante che mi capitò di osservare diversi anni orsono è senza dubbio quello relativo ad un dipinto conservato all’interno della Basilica di San Petronio di Bologna, stupenda chiesa gotica situata nel cuore della città. Vi sono diverse cose singolari all’interno di tale edificio sacro ma in questo articolo vorrei sottolineare la presenza di un dipinto intitolato “Il trionfo della Chiesa Cattolica sull’eresia”, risalente al XV secolo. L’opera in questione si trova nella prima cappella di sinistra, la stessa dove nel 1530 Carlo V fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero.

In questo dipinto appare un crocifisso molto particolare. Dalle braccia della croce infatti si dipartono 4 mani. La mano posta a destra impugna una spada con la quale trafigge una donna che cavalca un caprone. Ufficialmente si tratta del simbolo dell’eresia. La mano posta a sinistra invece incorona una donna che cavalca una sfinge e che regge nelle mani il Graal nel quale confluiscono il sangue che sgorga dal costato di Cristo ed un’Ostia.

La mano inferiore invece penetra in una grotta sotterranea e impugna uno strumento con il quale rompe una porta. La mano superiore invece con una chiave apre la porta della Gerusalemme celeste.

Interpretando in chiave ortodossa questo dipinto si giunge alla conclusione piuttosto semplice per la quale le eresie vengono punite, la donna / chiesa e sposa di Cristo trova la salvezza attraverso l’eucaristia per giungere infine alla Gerusalemme celeste, simbolo del Paradiso.

Leggendo quest’opera in chiave alchemica ricaviamo tuttavia un significato molto diverso e senza dubbio molto più profondo ed attinente alla “psiche” dell’essere umano. Nell’opera junghiana, che molto deve ai principi alchemici, si parla infatti di “crocifissione tra gli opposti” quando ci troviamo nella condizione di avvertire nella nostra interiorità due parti che sono in disaccordo tra di loro. Un esempio calzante viene riportato dal dipinto. Da una parte abbiamo infatti la Chiesa, con le sue regole, la sua ortodossia e la sua stringente visione della vita, dall’altra invece abbiamo le eresie, dove la libertà di pensiero e di azione “sfasciano” le leggi ed i canoni prestabiliti. Quante volte dentro di noi queste due forze si sono affrontate…

Il dipinto sembra suggerire una soluzione a questa contrapposizione. La “chiave” che compare è in effetti quella che apre la porta al superamento di questo conflitto interiore. La via mostrata infatti è quella di cercare nella buia caverna, simbolo del proprio inconscio, quegli elementi utili ad elevare la nostra consapevolezza fino a portarla nella Gerusalemme celeste, quel “paradiso” interiore dove il conflitto trova la sua soluzione e viene visto, come Jung asseriva, come una tempesta nella vallata mentre ci si trova in cima al monte. Al centro di tutto questo sistema troviamo l’immagine del Cristo, il nostro Sé, l’aspetto spirituale che trascende ed include il nostro io e che, Deo concedente, quindi al di là della nostra volontà, può farci “scendere dalla croce” degli opposti.

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