TEMPLARI – Colpevoli o innocenti?

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 4 febbraio 2015

Le metodologie di indagine in pieno medioevo, come tutti sappiamo, non erano certo tra le più raffinate. Capitava spesso infatti che si ricorresse a mezzi violenti pur di ottenere dal sospetto reo la confessione dei suoi crimini. Questi mezzi spicci, che nella cultura del tempo erano considerati perfettamente leciti, erano applicati anche nelle questioni di natura religiosa finendo per diventare una prassi quando l’inquisito era sospettato di eresia.

E’ questo il caso dell’Ordine del Tempio e dei suoi cavalieri, finiti nel 1307 nell’occhio del ciclone proprio a causa delle accuse di eresia cui era stato fatto oggetto. Da molti dei verbali che si sono conservati si evince chiaramente come il ricorso alla tortura sia stato in alcuni casi sistematica e triste prassi.

Agli occhi di una persona di cultura moderna questa metodologia è chiaramente bollata come esecrabile e condannabile in toto, tuttavia non si deve cadere nella trappola di giudicare fatti accaduti 700 anni orsono con il metro di misura dell’uomo attuale.

Molti storici, cercando di inquadrare la figura del grande accusatore dei Templari, Filippo IV, hanno rilevato come in effetti egli si sentisse investito dal volere di Dio nel compiere la sua azione distruttiva nei confronti dei Cavalieri rossocrociati.

Egli infatti, rifacendosi alle predicazioni del filosofo e alchimista spagnolo Raimondo Lullo, vedeva se stesso a capo di un nuovo invincibile esercito crociato composto di cavalieri nati dalla fusione di Ospitalieri e Templari. Possiamo immaginare la sua rabbia quando, con cocciuta ostinazione, Jacques De Molay si oppose a questo piano, caldeggiato anche dal Papa.

Fu questa rabbia una delle concause che fece decidere al Re di Francia la distruzione dell’Ordine del Tempio?

La domanda rimane aperta. Sappiamo tuttavia con certezza che moltissime confessioni furono rese sotto tortura e quindi possono essere difficilmente considerate veritiere.

Sembrerebbe quindi che l’Ordine dei Templari sia da considerarsi innocente…ma la questione non può chiudersi così facilmente.

Tra le pieghe dei verbali che la storia ci ha consegnato vi sono alcune deposizioni singolari che mostrano questi indomiti cavalieri sotto un aspetto molto diverso da come potremmo aspettarceli e soprattutto vi sono alcuni indizi ed alcune prove che lasciano intravedere degli scenari in cui il confine netto tra eresia e ortodossia non è più tale.

Molti autori infatti si sono interrogati sui singolari rapporti che i Templari avevano con una strana setta islamica che aveva la sua base in Siria e che ancora oggi fa parlare di se per il suo credo decisamente poco ortodosso rispetto alla sharia islamica, così come per le sue conoscenze profonde e misteriose nel campo dell’esoterismo e dell’occultismo.

Già Marco Polo nel suo viaggio verso l’estremo oriente aveva incontrato queste persone lasciandone traccia nel suo celebre testo “Il milione”.

Altra domanda senza risposta è quella del mai chiarito rapporto tra i Templari ed i Catari, eretici che al loro interno conservavano testi e rituali di natura gnostica.

Colpevoli o innocenti che fossero, il fatto che a distanza di ben sette secoli ancora si parli di loro dimostra che i Templari sono ancora vivi tra noi.

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