Spiritismo e parapsicologia…le corrispondenze incrociate. (Prima parte)

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 6 aprile 2014

Nel sentire comune molto spesso parapsicologia e spiritismo sono avvertiti come argomenti piuttosto affini se non proprio coincidenti. In realtà questi due approcci ai fenomeni inspiegabili che nel corso della storia si sono verificati, partono da ottiche piuttosto diverse le quali, con una certa frequenza, finiscono per essere in contrasto tra di loro.

Semplificando un po’ si potrebbe dire che la parapsicologia, infatti, tendenzialmente inquadra i fenomeni che studia nell’ottica di facoltà psichiche dell’essere umano non ancora scoperte o di leggi della fisica la cui veridicità è ancora da provare. L’ottica dello spiritismo tende a mettere in secondo piano, ma certamente non a negare, i precedenti presupposti, concentrandosi tuttavia più sull’esistenza di un mondo sottile / spirituale il quale, attraverso l’intervento delle entità che lo abitano, produce i cosiddetti fenomeni paranormali.

Tale questione è di difficile soluzione ed in ogni caso le prove portate dai due “schieramenti” non possono dirsi conclusive. Personalmente ritengo che le due posizioni potrebbero trovare una valida sintesi se gli spiritisti accettassero il fatto che alcune volte i fenomeni straordinari che si producono sono da accreditare alle potenzialità ancora sconosciute dell’uomo e se i parapsicologi accettassero il fatto che non tutti gli avvenimenti paranormali siano di origine umana o provengano da leggi sconosciute della fisica.

Al fine di portare un po’ di luce in tale questione vorrei introdurre i lettori benevoli ad uno dei più importanti casi di identificazione spiritica che il De Boni1) Medico (1908-1986) e tra i più famosi ricercatori italiani nel campo dello spiritismo e della metapsichica. ci ha lasciato nella sua monumentale ricerca intitolata “L’uomo alla conquista dell’anima”.

Correva l’anno 1928 quando alcuni ricercatori nel campo della medianità incapparono sul problema che ho prima esposto in linee generali ma che mi accingo a definire meglio. Nel corso delle sedute medianiche le identificazioni degli spiriti che intervengono sono svolte sovente dai parenti dei defunti attraverso domande le cui risposte possono essere conosciute solo dalle persone scomparse.

Attenzione!

I parapsicologi a questo punto affermano che, il parente del defunto possiede nella sua memoria la risposta alla domanda e che quindi il medium, attraverso una forma di lettura del pensiero subcosciente, possa venire a conoscenza dell’informazione corretta, riportandola all’interno della seduta medianica.

Chiaramente questa impostazione, nell’ottica parapsicologica, esclude la necessità di uno spirito disincarnato e della sopravvivenza post mortem e riduce la questione alla facoltà paranormale posseduta dal medium di leggere involontariamente (o volontariamente?) il pensiero dei presenti. Ecco quindi che l’identificazione spiritica può essere invalidata con questa semplice affermazione.

Si rendeva quindi necessario trovare un’altra forma di comunicazione che potesse superare questa problematica per poter stabilire la veridicità del contatto avvenuto. A partire da questa necessità si vennero a creare i presupposti per uno dei più clamorosi casi di identificazione spiritica che la letteratura riporti e che vide coinvolti ben tre circoli medianici su due diversi continenti. Ad orchestrare tutto questo lavoro, come riporta il De Boni, fu uno spirito di nome Walter, fratello di uno dei tre medium che presero parte all’esperimento.

Come si svolsero i fatti? Essendo l’argomento molto importante e di una certa complessità preferisco rimandare al prossimo articolo per una trattazione più amplia e puntuale.

Note   [ + ]

1. Medico (1908-1986) e tra i più famosi ricercatori italiani nel campo dello spiritismo e della metapsichica.

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