“Solve et Coagula”

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 18 dicembre 2012

C’è una radio che è sempre accesa. Non ferma le sue trasmissioni nemmeno per un secondo. Immaginatevi una sorta di notiziario continuo e senza interruzioni che non smette mai di dare informazioni su cose passate, eventi futuri e progetti da realizzare. Stiamo parlando della nostra mente e della folla di pensieri che ordinariamente occupa gran parte delle nostre giornate. Molti di noi sono talmente abituati a questo lavorio della psiche conscia che finiscono per non farci nemmeno più caso. Questo flusso di pensieri tuttavia non rappresenta l’unica “modalità di funzionamento” della nostra mente e bisognerebbe riconsiderarlo nell’ottica dei diversi stati di coscienza che un essere umano può sperimentare, i quali sono molto più numerosi di quanto ci si possa aspettare. Nell’articolo precedente abbiamo parlato dell’eccessivo potere che l’Io razionale e cosciente ha nell’ambito della nostra interiorità. Questo dato di fatto, che nel corso dei secoli si è andato a sposare con l’impostazione monoteistica delle religioni rivelate, ha posto eccessiva enfasi sulle caratteristiche maschili della psiche, ossia quelle che, per intenderci, sono all’origine dell’impostazione razionale e verticistica della società nella quale viviamo. L’aspetto intuitivo, simbolico, emotivo e creativo, che formano le caratteristiche femminili della nostra interiorità, sono state relegate nell’ombra.

Jung, nel corso delle sue ricerche, è arrivato a determinare che i termini “maschile” e “femminile” intesi nella loro accezione psicologica, non hanno connotazione di genere come si potrebbe immaginare. In ogni uomo vive qualcosa di femminile così come in ogni donna vive qualcosa di maschile. Lo psicologo svizzero definì queste componenti della nostra psiche con il termine di Anima (il femminile nell’uomo) ed Animus (il maschile nella donna). La conseguenza dell’aver relegato nell’oscurità tutto quello che riguarda le energie femminili  è che generalmente abbiamo una grande dimestichezza col “pensare” cui fa da contraltare una difficoltà nel gestire la sfera delle emozioni. E’ faticoso “stare” con loro, è difficile “identificarle” ed alcune volte risulta complesso anche “sentirle”. Marie – Louise Von Franz, una tra le più importanti allieve di Jung, aveva compreso molto bene la questione indicando proprio nel recupero dei valori del femminile una componente essenziale per il riequilibrio della cultura occidentale, nella quale non a caso i modelli considerati desiderabili e di successo sono il “freddo calcolo” utile per il raggiungimento della “supremazia”, valori che, come si diceva, appartengono esclusivamente alla sfera delle energie maschili. Nessuno spazio dunque per le emozioni che, in un contesto culturale del genere, sono comunemente considerate alla stregua di un intralcio e prive di significato.

Tuttavia per chi voglia iniziare il viaggio verso la conoscenza di se stesso ed inoltrarsi nell’ignoto, risulta estremamente utile riuscire ad avere una sana gestione della “radio” di cui parlavamo prima. Se guardiamo alle maggiori tradizioni spirituali orientali, possiamo constatare l’importanza data alla meditazione come strumento indispensabile per gestire i pensieri ed acquietarli. Nelle tradizioni sciamaniche invece, fatte salve le debite differenze relative ai diversi obbiettivi perseguiti, per ottenere un effetto simile spesso si ricorreva al suono ritmico ed ossessivo dei tamburi, in grado di interrompere il flusso delle idee e portare “l’uomo medicina” in uno stato alterato di coscienza. In ogni caso si tratta di andare oltre i vincoli imposti dalla razionalità, operando quella morte temporanea dell’Io cui accennavamo nel precedente articolo. Anche in questa circostanza è possibile trovare un parallelo nell’ambito dell’alchimia lì dove si parla di “Solve et Coagula”, ovvero in senso simbolico si procede con il dissolvimento dell’Io per arrivare a “sentire” cosa c’è oltre. La possibilità di sentire quindi avviene in maniera ottimale quando riusciamo a creare il giusto spazio dentro di noi, per poter accogliere sensazioni ed emozioni che provengono dalla nostra parte più autentica, quella che spesso rimane inascoltata e che, come già detto, ci parla anche attraverso il piano onirico. In questo stato di calma e centratura, riusciamo ad entrare in contatto con la “pluralità” interiore di cui siamo composti e abbiamo la straordinaria opportunità di conoscerci “profondamente” ed apprezzare tutte le componenti e tutta la ricchezza che ci abitano.

Plutone, l’antico dio romano degli inferi, sebbene poco spesso visibile nell’iconografia latina, aveva come attributo una cornucopia ricolma di ricchezze. Si potrebbe pensare ad un assai strano abbinamento. Il dio dei morti che viene definito come ricco in effetti a prima vista può creare qualche perplessità. Il pensiero antico, il quale ancora non si era allontanato troppo da una percezione simbolica della vita, aveva però colto un fattore fondamentale che oggi rischia di sfuggire. Sottoterra, nel regno di Plutone, si trovano anche i semi, cioè tutte quelle potenzialità che nel nostro inconscio sono pronte a maturare non appena ci accorgiamo di loro ed iniziamo a prestargli le nostre cure. Chi, con un pizzico di coraggio, si muove oltre i limiti dell’Io, ha la possibilità di espandere la propria consapevolezza e di mettere a frutto le proprie capacità.

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