Sogni di pietra. Il mistero delle cattedrali (Parte prima)

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 16 novembre 2013

La pietra ha sempre costituito un elemento di fascino per l’essere umano. Tra i più antichi simboli attraverso i quali l’uomo ha fatto riferimento a se stesso c’è proprio la roccia. Tale associazione, valida nell’antico mondo sciamanico come nelle più moderne religioni monoteistiche, porta con sé un significato molto profondo il quale rimanda ad un mondo fatto di vibrazioni sottili che i nostri normali sensi non possono avvertire. Dai siti megalitici colmi di misteriosi Menhir sino alla “pietra scartata che è divenuta testata d’angolo” del vangelo, c’è un filo sottile che lega questo straordinario elemento della natura con il nostro animo, ovvero l’intima e sentita necessità che accompagna da sempre gli uomini, di entrare in contatto con l’aspetto sacrale della vita.

La pietra, conficcata nella madre terra e protesa verso il padre cielo, rappresenta un ponte naturale attraverso il quale entrare in comunicazione con Dei e Spiriti invisibili, fuori e dentro l’uomo stesso, il quale, ritraendosi in se, nel suo luogo protetto, può udirne ancora oggi le voci ed i segreti influssi energetici. La roccia, con i suoi scintillanti reticoli cristallini, amplifica queste esperienze rendendole più vivide e chiare. Per questo motivo le antiche culture sciamaniche tenevano nella massima considerazione le pietre, utilizzandole nei loro rituali più importanti. Non era infrequente infatti che la persona chiamata ad intraprendere questa via, fosse sottoposta ad un’iniziazione nella quale, i suoi organi interni, venivano sostituiti con delle rocce in virtù del fatto che queste avevano il potere di conferire allo sciamano capacità sovrannaturali, tra le quali è sicuramente possibile annoverare quella di entrare in contatto con il piano sottile dell’esistenza, proprio grazie alle particolari vibrazioni delle pietre magiche che vivevano in lui.

Spostandoci avanti nel tempo possiamo vedere come il culto delle pietre, cui ci si riferisce con il termine di litolatria, si ritrova anche nelle culture classiche come quella dell’antica Grecia. Nel tempio di Apollo a Delfi, infatti, ancora oggi è possibile vedere una pietra oggetto di venerazione dovuta alla credenza che segnasse esattamente il “centro del mondo”, una specie di ombelico energetico a partire dal quale gli dei avevano dato vita a tutto il creato. Ci si riferiva a questa pietra come all’Omphalos, principio maschile e perno attorno al quale tutto l’universo ruota. Lo stesso concetto lo si ritrova immutato nella teologia induista, dove questo “perno” viene chiamato Shivalingam, ossia il fallo del Dio Shiva. Attorno a questo fallo il femminile sacro,la Dea Shakti, esegue la sua meravigliosa e seducente danza eterna, per la gioia di Shiva, quella di tutta il creato e per il suo stesso piacere.

Le pietre erano quindi abitate da spiriti dal carattere diverso, ognuno secondo il tipo di roccia. Per questo motivo erano poste a guardia dei confini, in modo tale da proteggerli e difenderli. In esse viveva il “Genius Loci”, lo spirito del luogo, ed erano quindi venerate in quanto attraverso di loro aveva luogo la teofania, ossia la manifestazione del Dio.

Non stupisce dunque che nella più remota antichità, il così detto “Popolo dei megaliti”, abbia scelto di venerare alcune pietre particolari, dal momento che avevano un “Dio” al loro interno. Ancora oggi, nei paesi del nord Europa è diffusa l’usanza di girare nove volte intorno a delle rocce, individuate come sacre dalla tradizione popolare, per propiziarsi la buona fortuna.

Con il passare dei millenni il culto delle pietre divenne sempre più complesso, legandosi indissolubilmente ai cicli naturali, dovendo quindi necessariamente tenere in conto fattori astronomici ed astrologici. A questo riguardo giova segnalare come il pregiudizio illuminista secondo il quale prima dell’epoca scientifica le conoscenze umane erano non solo scarse ma anche assolutamente da ignorare, non trova conferma dai recenti studi che hanno coinvolto importanti siti megalitici come Stonehenge, dai quali è invece possibile evincere un estremo interesse di questi nostri antichissimi antenati, verso tutto ciò che poteva mettere in relazione i cicli astronomici con il luogo sacro dove i Menhir venivano posizionati. Questa relazione e le rispettive conoscenze esoteriche che ne derivano, nel tempo si rivelarono talmente importanti da essere state ereditate e utilizzate nella costruzione delle magnifiche e misteriose cattedrali gotiche, argomento di cui tratteremo nel prossimo articolo.

In chiusura vorrei far notare al lettore benevolo un’ultima singolare coincidenza. La nostra odierna civiltà si basa su una “pietra”, il silicio, e sulle sue “vibrazioni” che danno il tempo ai microcircuiti che compongo i moderni computer.

Lascia un commento

I vostri commenti

Newsletter

Per seguire le mie attività a condividere commentando i miei articoli