Sine Sole Sileo. Come realizzare se stessi

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 18 luglio 2013

Dormire ci consente di allentare il nostro stato di identificazione con il corpo fisico e di essere più ricettivi rispetto ai messaggi che la nostra “anima“ ci riporta. Prendendo le mosse da una pessima interpretazione del pensiero platonico la tradizione cristiana ha inteso esaltare l’aspetto spirituale a discapito di quello corporeo. Guardiamoci da una simile impostazione! Il nostro corpo è un Tempio e quindi nel prendercene cura dovremmo sempre avere presente il suo aspetto sacrale ed includere in questo anche i risvolti sessuali e sensuali. Partiamo da questa premessa perché per affrontare il tema del “Sé” junghiano inteso come spirito dobbiamo fare attenzione a non creare dannose dicotomie tra “soma” e “psiche” che potrebbero condurre ad estremi “ascetici” di cui non v’è necessità alcuna.

Ho un diario dei sogni che aggiorno frequentemente ed ormai da molti anni. Si tratta certamente di un lavoro impegnativo specie se condotto con una certa meticolosità, tuttavia porta con se molti frutti tra i quali, uno di quelli che considero più importanti, è quello del “senso”. Ho avuto la possibilità di rendermi conto, osservando la loro evoluzione nel corso del tempo, che il percorso che i sogni tracciano ha un senso e crea un “senso”, un significato che arricchisce la mia vita. Jung parla dell’archetipo del “Sé”, assegnandoli un posto del tutto particolare nel panorama della psicologia del profondo. Nella psicodinamica junghiana infatti abbiamo l’inconscio con i suoi diversi “strati” di profondità e la coscienza al cui centro è posto l’Io. Questi due aspetti, conscio e inconscio, sorgono sul “Sé”, archetipo della totalità della psiche che include le due parti di cui prima e le trascende. Nella cabala ebraica, al di sopra del piano astrale formato dal triangolo Hod – Yesod – Netzach, abbiamo una sephira denominata Tipharet, rappresentazione del “Sé”. Ogni sephira dell’albero della vita cabalistico rappresenta, se considerata nel suo aspetto macrocosmico, una “specializzazione” della divinità, mentre, se considerata nell’accezione microcosmica, esprime una qualità sottile dell’essere umano. Oltre il velo delle apparenze di Maya, il Sé è ciò che siamo in “essenza”.

La Dion Fortune1), psicoanalista ed occultista inglese vissuta nella prima parte del ‘900, affrontando il tema di Tipharet utilizza queste parole:

“Tipharet è l’apice funzionale della Seconda Triade sull’Albero […]. Questa Seconda Triade, che emana dalla Prima Triade dei Tre Superni, forma l’individualità in evoluzione, o anima spirituale. E’ questa che resiste e accumula attraverso un’evoluzione; è da questa che le personalità successive, le unità dell’incarnazione, vengono emanate; è in essa che l’essenza attiva dell’esperienza è assorbita alla fine di ciascuna incarnazione allorché l’unità incarnata si dissolve in polvere ed etere”2)
In questa antica saggezza che viene dalla cabala risuonano anche le parole del fondatore dello spiritismo moderno, Allan Kardec :”Nascere, morire, rinascere per progredire sempre: tale è la legge”.

Proseguendo oltre la Fortune fa altre interessantissime osservazioni sul Sé / Tipharet:

“E’ questa seconda triade che forma la superanima, l’Io Superiore, il Santo Angelo Custode, il Primo Iniziatore. E la voce di questo io superiore che viene spesso udita con l’orecchio interiore e non la voce di entità disincarnate, o di Dio stesso, come viene ritenuto da quelli che non hanno avuto alcun addestramento nella tradizione”3)
Anche Jung nel descrivere gli interventi diretti del Sé nel mondo onirico ne parla come di una voce ferma ed autorevole che porta con se la qualità della “verità” assoluta. Spesso infatti capita nei sogni di sentire una voce “fuori campo” esprimersi con autorevolezza e risolutezza. Per Jung si tratta del Sé che, non limitandosi all’apporto onirico, decide di manifestarsi direttamente nel sogno. Innalzando il nostro sguardo sul mondo astrale, ogni notte percepiamo i messaggi del “Sé” – spirito codificati in un linguaggio simbolico dalla nostra anima, ogni notte quindi ci viene donata la possibilità di fare un passo in più verso ciò che realmente siamo oltre il velo dell’illusione.

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