San Tommaso a Caramanico e la porta per il regno delle ombre.

San Tommaso a Caramanico e la porta per il regno delle ombre - valerio ivo montanaro
San Tommaso a Caramanico, Abruzzo, Italia, portale, ingresso.

La storia di questa singolare chiesa inizia con un fatto di sangue avvenuto più di ottocento anni fa. Il santo cui è dedicato questo luogo di culto, infatti, non è, come molti pensano, l’apostolo scettico cui Cristo rivolse l’invito a toccare la piaga del costato, ma un molto meno noto Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury sotto il regno di Enrico II. Inizialmente legati da una solida amicizia, tanto che Thomas Becket rivestì il ruolo estremamente influente di segretario del Re d’Inghilterra, finirono per entrare gravemente in contrasto quando l’ecclesiastico venne nominato arcivescovo di Canterbury e, conseguentemente, Primate d’Inghilterra. San Thomas Becket, a questo punto, si ritrovò a dover rappresentare gli interessi del papato che spesso si trovavano ad essere antitetici rispetto a quelli della corona. Le lamentele di Enrico II non tardarono ad arrivare e, gli storici raccontano, alcuni amici eccessivamente zelanti del Re decisero motu proprio di assassinare l’arcivescovo durante una funzione religiosa. Il papato non perse tempo e trascorsi tre anni dall’omicidio elevò Thomas Becket all’onore degli altari. Pochi anni dopo, nel 1202, iniziarono i lavori di costruzione di San Tommaso a Caramanico, edificata nella splendida ed antichissima località termale di Caramanico in provincia di Pescara.
L’Arcivescovo e l’Apostolo sono accomunati da un nome le cui origini sono dichiaratamente pagane derivando infatti tale appellativo dalla divinità sumera “Tammuz” o “Dumuzi”, uno dei numerosi Dei della vegetazione che ogni anno venivano sacrificati per poi risorgere l’anno successivo. Già dalla facciata si intuisce che l’edificio sacro è uno scrigno di misteri. Riferendosi proprio alla natura, in effetti, troviamo l’immagine di un “Greenman” il quale ci ricorda che il Dio della vegetazione che muore e risorge è ancora presente con i molti nomi che di volta in volta gli sono stati attribuiti e tra i quali annoveriamo il “Silvano” dei latini, il “Pan” dei greci ed il “Kernunnos” dei celti. In quest’ultima area, all’arrivo del cristianesimo, la similitudine con la storia del Nazareno fu così evidente che l’inconscio di quel popolo diede vita alla figura del “Cristo – cervo” che spesso compare nei romanzi del Graal.

San Tommaso a Caramanico e la porta per il regno delle ombre. - Serpente - valerio ivo montanaro
San Tommaso a Caramanico, Abruzzo, Italia, serpente, particolare della facciata.

San Tommaso a Caramanico e la porta per il regno delle ombre. - Greenman - valerio ivo montanaro
San Tommaso a Caramanico, Abruzzo, Italia, Greenman, particolare della facciata.

Sul celebre reperto archeologico denominato “Calderone di Gundestrup” appare il Dio Kernunnos con in mano un serpente cornuto, figura che ritroviamo puntualmente scolpita dall’altro lato della facciata della chiesa. Simbolo dai molteplici significati, fu acquisito dagli gnostici come emblema della “Sophia”, la conoscenza femminea di natura interiore che illumina la vita dell’iniziato. In altre tradizioni fu identificato con l’Agathodaimon, ovvero il buon genio che guida la vita di ogni essere umano, una sorta di Sé junghiano ante litteram. Sulla facciata dell’edificio sacro appare poi un altro notevolissimo bassorilievo raffigurante una pannocchia che, ricordo, fu importata in Europa solo in seguito alla scoperta dell’America. Un paradosso cronologico di non poco conto soprattutto se si considera che diversi autori hanno ipotizzato che i Cavalieri Templari abbiano compiuto viaggi in tale continente prima di Colombo. In effetti la figura di San Thomas Becket è legata a quella dell’Ordine del Tempio poiché in alcune occasioni l’Arcivescovo di Canterbury aveva difeso gli interessi dei Cavalieri rossocrociati in Inghilterra, favore che fu ricambiato da questi ultimi intitolando diverse chiese dell’Ordine al Santo non appena canonizzato dalla Chiesa di Roma.
Varcando la soglia sovrastata da un Cristo benedicente attorniato dai dodici Apostoli ci si accorge immediatamente della presenza di una colonna a pianta quadrata, ora protetta da una vetrata, situata all’inizio della navata destra. È importante ricordare che questa località era oggetto di un culto precristiano dedicato ad Ercole che, nell’Abruzzo preromano, era considerato la divinità protettrice delle fonti e, in effetti, nel terreno dove sorge l’edificio sacro, sono stati ritrovati più di quaranta bronzetti raffiguranti il Dio. Anche in questo caso è possibile verificare come l’inversione di culti femminili in culti maschili dovuta all’avvento del patriarcato abbia trasformato il culto delle Ninfe in quello di Ercole. Ritornando alla colonna, si ricorda come per la popolazione del posto questa rappresentasse un elemento litoterapico e venisse inoltre indicata come apportatrice di fecondità per le donne che avevano dei problemi in tal senso. Si tratta dunque di un elemento fallico, un Axis mundi che apporta energie di natura maschile. Altri simboli ancestrali collegati con la figura di San Cristoforo e con il pozzo sacro presente nella cripta ci attendono nel prossimo articolo…

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