Quel povero Diavolo. Anche il male ha il suo perché…

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 5 agosto 2013

Nella Bibbia non la troverete scritta da nessuna parte, eppure è una storia che probabilmente avrete già sentito. Nell’infinita armonia del cielo Dio stava con tutti i suoi angeli che, cantando in coro, osannavano la sua immensità. Tra suoni di arpa e vibrazioni di violino l’eternità “trascorreva” quieta fino a quando uno degli angeli ritenne di essere talmente bello e talmente bravo da poter aspirare a qualcosa di più. Non conosco approfonditamente gli avanzamenti di carriera celesti ma credo si possa presupporre, dal momento che l’angelo in questione era già molto in avanti rispetto alla scala gerarchica, che questi volesse prendere il posto di Dio in “persona”. Problema non da poco visto che il “capo” aveva già dimostrato di essere piuttosto geloso come avrà modo di dichiarare di propria sponte1) nell’Antico Testamento.

Presa la decisione, si trattava ora di studiare un’adeguata strategia per poter ottenere il proprio scopo. Fare tutto da solo non era possibile e quindi era necessario trovare degli alleati per compiere questa impresa. Dopo tutto affrontare Dio non era una cosa semplice. Scelti e riuniti i migliori elementi, si presentano tutti in gruppo a rivendicare il trono dei troni. Posso solo immaginare lo sguardo di Dio. Un mezzo ciglio alzato dallo stupore di sentire interrotta la sua melodia di arpe preferita e un mezzo ciglio aggrottato per l’evento inaspettato (e già…ogni tanto anche a lui può sfuggire qualcosa no?). Sia come sia, con un altro mezzo gesto, questa volta della mano, firma l’atto di sgombero esecutivo dei rivoltosi. L’Arcangelo Michele, dirigente del dipartimento incaricato di sbrigare questa pratica, si presenta con la sua spada fiammeggiante e trova un luogo idoneo dove metterli tutti quanti. L’inferno.

L’unità che regnava dall’inizio dei tempi era tuttavia irrimediabilmente compromessa e non solo! Si rendeva ora necessario anche trovare un altro nome per questi angeli che più angeli non erano. Dal momento che avevano rotto l’unità si decise di chiamare il capofila di questi “Dia-ballo”, una parola di origine greca che significa, appunto, separare, da cui è derivata la parola italiana Diavolo.

Consentitemi di spezzare una lancia in favore di questo povero Diavolo. Provate a immaginare per qualche minuto di vivere in una perfetta armonia, per sempre.

Fatto?

Non so a voi che sensazioni abbia provocato, ma per quel che mi riguarda non riuscirei ad immaginare nulla di più noioso e deprimente. C’è da stupirsi se quel buon Diavolo ha deciso di fare qualcosa al di fuori delle regole? Io non credo che si possa biasimare più di tanto ed anzi devo dire che lo comprendo bene e che lo guardo con un misto di pietà e di ammirazione.

Senza Giuda, uno dei suoi più illustri figli, Cristo non avrebbe potuto operare la sua redenzione. Che dire poi del patriarca Giobbe? Dio lo diede in balia al Diavolo per provare che la fede di questo uomo era salda anche nelle sciagure. Come avrebbe potuto Dio mettere alla prova il suo fedele se non avesse potuto disporre dei preziosi servizi del Diavolo? Cosa dire inoltre dell’albero del Bene e del Male? Come avremmo potuto noi esseri umani distinguere queste due posizioni se il buon Diavolo non avesse tentato Eva che magari quel giorno era in cerca di un albero di pesche?

Prima ho accennato alla pietà ed all’ammirazione. Il primo sentimento nasce dal considerare come una funzione di “pungolo” (altrimenti il forcone di cui è dotato a cosa serve?) deve essere necessariamente svolta da qualcuno e vedere il titolare di questa funzione così bistrattato per secoli non può che ingenerarmi sentimenti di pietà. L’ammirazione nasce come conseguenza a quanto premesso. Il Diavolo si è fatto carico di una funzione odiata dai più, quella di essere il rappresentante del “male”, sulla cui natura sarebbe bene interrogarsi piuttosto che giudicarla. Quanti altri avrebbero avuto il coraggio di prendersi questa responsabilità?

Povero Diavolo.

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