Onirocritica…un confronto aperto sul mondo dei sogni

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 5 giugno 2014

Nell’uomo vive da sempre l’impulso ad andare oltre i propri limiti, ad espandere la propria visione di se stesso, del mondo e della natura. La sana ricerca di conoscenza e di consapevolezza è il motore di tante scoperte.

Quando Colombo decise di puntare la prua delle sue navi verso occidente aveva solo una vaga idea di quello che avrebbe trovato e dei mari che avrebbe attraversato, ma queste considerazioni non riuscirono a fermarlo. Egli era “affamato e folle”, come avrebbe detto Steve Jobs, perché cercava qualcosa.

Per questo motivo nel suo diario di bordo scrisse: “E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni”.

Dietro questa semplice ma illuminante frase è possibile intravedere la stessa linfa vitale che troviamo nel counseling e che è alla base di quella necessità che spinge molte persone ad intraprendere un percorso di crescita interiore.

Riconsiderare se stessi come esseri umani in grado di autodeterminarsi e di realizzare a pieno tutte le potenzialità che giacciono inespresse nell’ambito della propria vita. Andare oltre le colonne d’Ercole entro le quali capita spesso di trovarsi imprigionati a causa della difficoltà di vedere cosa ci aspetta oltre, quali altre occasioni ci saranno offerte e quali opportunità, nel qui ed ora, non riusciamo a scorgere.

Da tale punto di vista il modello del counseling Mediacomunicativo, ideato dalla Dott.ssa Zuleika Fusco, ed il suo approccio all’onirocritica, fornisce degli strumenti potenti, volti proprio all’integrazione di queste potenzialità inespresse. In questo modello troviamo un’impronta che possiamo definire millenaria, dell’attenzione tutta particolare che l’uomo ha sempre riservato ai propri sogni ed ai messaggi che questi veicolano.

Conviene allora ripercorrere brevemente le radici antiche ed umanistiche che informano il counseling in generale e la mediacomunicazione in particolare, anche per chiarificare un fatto di rilevante importanza, ovvero le differenze sostanziali che intercorrono tra l’approccio psicologico al mondo dei sogni e quello che, sarebbe il caso di iniziare a definirlo tale, potrebbe essere chiamato approccio “onirocritico”. La scelta di riattualizzare questo vocabolo antico è stata fatta scientemente dal modello Mediacomunicativo dal quale parte oggi la proposta chiara e netta rivolta all’interno mondo del counseling, dovuta alle motivazioni che a breve andrò ad illustrare, di orientarsi sull’uso della parola “onirocritica” da adoperare al posto dei termini dal sapore eccessivamente psicoanalitico di “interpretazione dei sogni”. Si tratta quindi di distinguere e ben definire ambiti di competenze diverse attraverso l’uso di definizioni appropriate.

Dal punto di vista etimologico infatti onirocritica ed interpretazione dei sogni hanno delle accezioni distinte. La prima parola deriva da due termini greci i cui significati rimandano chiaramente ad una “esperienza nel trattare i sogni”. Interpretare invece vuol dire “trasportare per far conoscere”. E’ evidente che in questo secondo caso il sognatore non è coinvolto in alcun modo nella comprensione del messaggio onirico che ha ricevuto e per tale motivo si deve necessariamente affidare, appunto, ad un interprete. La stessa parola psicoanalisi inoltre contiene in se l’idea di una scomposizione dell’anima, che non viene quindi vista nella sua interezza, ma, per l’appunto, analizzata nelle sue singole parti.

In un testo della Dott.sa Fusco dove vengono affrontati i diversi approcci ai sogni che dall’antichità ad oggi si sono succeduti, in merito a quanto appena esposto possiamo infatti leggere:

“Freud, che ebbe il gran merito di riportare l’attenzione sul sogno in Occidente, si preoccupò più di sezionarlo che di viverlo. Lo osservò con attenzione e rigore scientifico, lo intellettualizzò, ben attento a non profondersi nell’esperienza.” 1)
Siamo quindi di fronte ad un limite concettuale ed epistemologico che vede nel sogno un corpo da sezionare piuttosto che una materia viva in grado di fornire gli elementi di una reale trasformazione. L’oggettività prettamente connessa alle scienze psicologiche necessariamente decade nel prendere vero e pieno contatto con il materiale onirico, il quale, per sua stessa natura, mal si presta ad operazioni di vivisezione.

Già in questo primissimo passaggio è possibile rilevare come l’idea che il sogno possa essere affrontato solo in termini “psicologici”, ci allontana da una considerazione globale e a tutto tondo dell’essere umano. Siamo evidentemente fuori dal paradigma olistico che per definizione vede al centro l’uomo nella sua intera complessità.

Altra importantissima differenza che è possibile rilevare è quella dell’ottica di fondo con la quale si intraprende l’avvicinamento all’interiorità delle persone. Nata nell’ambito medico, la psicologia è naturalmente portata ad osservare il campo onirico attraverso una lente che possiamo definire “patologizzante”. Si cerca di intravedere l’aspetto nevrotico o i sintomi di una possibile psicosi latente e si considera la psiche frammentata e molteplice come un qualcosa da ristrutturare e curare in quanto malata.

E’ fuor di dubbio che qualora si presenti la necessità di dover intervenire in questo senso ci si debba muovere nell’ambito delle competenze degli psicologi, tuttavia deve essere anche chiaro ed altrettanto fuor di dubbio che al di là di tale ambito di “cura del malato”, vi è il vastissimo campo dell’onirocritica, che è propriamente terreno per counselor, in quanto l’esperienza nel trattare i sogni nell’ottica olistica, consente di condurre il cliente su un percorso di crescita personale che lo vede protagonista e non spettatore, di quel “sogno vivo” che è la sua stessa esistenza.

L’uomo è dunque al centro, soggetto operante e non “paziente” in attesa di cura. Per far si che questa magia avvenga è necessario dunque, come Rollo May e Carl Rogers avevano compreso, dare valore alla persona e lavorare su un piano di mediazione che veda Counselor e cliente ridefinire insieme le coordinate di crescita di quest’ultimo anche basandosi, visto che parliamo di onirocritica, sui messaggi e sulle intuizioni che giungono dai sogni.

Se riavvolgiamo il nastro della storia ed osserviamo con attenzione scopriremo che non è la prima volta che questa cosa accade. Il presupposto che abbiamo appena enunciato è esattamente lo stesso infatti di quello che è possibile riscontrare nell’umanesimo del ‘300 e nella successiva epoca rinascimentale, due momenti fondamentali della cultura occidentale le cui linee portanti sono confluite nella base del modello Mediacomunicativo.

Architettura, letteratura, scultura, pittura, poesia e tutta l’arte in genere rientrano quindi a pieno titolo nel setting poiché sono le più chiare manifestazioni della creatività umana che è profondamente connessa con l’inconscio ed i sogni in quanto è proprio dall’inconscio, dal nostro aspetto femminile, che possiamo aspettarci una ri-creazione di noi stessi e dei clienti che si rivolgono ad un counselor.

Nel prossimo articolo vedremo come tale creatività apra le porte al miglioramento della qualità della vita.

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