Onirocritica…un confronto aperto sul mondo dei sogni. (Parte seconda)

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 5 giugno 2014

Torniamo a parlare dei molteplici e diversi approcci possibili al mondo onirico ed alle potenzialità che ognuno di questi può recarci in dono partendo, ad esempio dall’uso creativo che dei sogni ha fatto il surrealismo francese. In questa corrente letteraria, che avvicinava sogno e realtà considerando questi due piani come vasi comunicanti, la scrittura avveniva proprio seguendo i suggerimenti che arrivavano dall’interiorità. Nel testo della Dott.ssa Fusco cui accennavo nell’articolo precedente possiamo in effetti leggere:

“Per i surrealisti la ricerca non si limita alla produzione notturna, ma è esplorazione continua dell’inconscio, del mondo interiore e delle sue connessioni con il mondo esterno, nel tentativo di rintracciare i segnali magici e le metafore” 1)
Ecco dunque che parlare di sogni e di inconscio non vuol solo dire vivere il sogno e comprenderlo, ma vuol dire inoltre applicare la visione simbolica tipica del viaggio onirico anche al mondo esterno. Osservando la vita quotidiana attraverso questa lente è possibile cogliere significati fondamentali per comprendere la nostra esistenza. Quanto non riusciamo a vedere in noi stessi, lo possiamo scorgere nel mondo esterno, prendendo l’abitudine di osservarlo con sguardo simbolico.

Il sogno, come le diverse religioni mostrano con chiarezza, ha assunto un’importanza fondamentale anche nelle più diverse tradizioni spirituali, come ad esempio quella Buddista. Infatti, tra i numerosi percorsi utilizzabili per raggiungere il Nirvana, la tradizione Tibetana ha sviluppato uno Yoga interamente dedicato al sogno come mezzo per bruciare il proprio karma ed uscire fuori dal ciclo di azione / reazione tipico della ruota del Samsara. Cito sempre dal libro “Interpretazioni del sogno”:

“Secondo la visione yogica l’esercizio consente al praticante di bruciare i semi karmici che condizionerebbero il suo futuro. Quando si manifestano per la prima volta durante un episodio onirico, in una fase di chiara luce, l’uomo, libero da condizionamenti, può affrontarli e risolverli prima che attecchiscano nella quotidianità”2)
Nelle tradizioni semitiche, come quella Ebraica ed Islamica, spesso il sogno svolge una funzione mantica, attraverso la quale il futuro si mostra aiutando ad evitare pericoli e a prendere decisioni fondamentali in situazioni particolarmente critiche.

Tornando all’arte vorrei ricordare inoltre i quadri di Salvador Dalì, spesso visualizzati in quello stesso stato di “reverie” tipico dei surrealisti cui si accennava prima.

I sogni hanno anche una valenza filosofica che non era sfuggita a Platone che li ha indicati infatti come mezzi per conoscere le tendenze dell’anima e per entrare in contatto con il mondo degli dei. Traggo la seguente citazione sempre dal libro della Fusco:

“Platone, padre del razionalismo moderno ante litteram, intende i limiti della ragione e comprende che il simbolismo onirico ha il potere infinito di illustrare all’uomo ciò che non capirebbe mai attraverso un’analisi razionale. Così nasce in lui l’intuizione che le verità metafisiche possono essere insegnate solo attraverso il linguaggio dei sogni”3)
Così come l’uscita dal periodo medioevale e l’ingresso nell’età umanistica è coinciso con una nuova e straordinaria fioritura culturale proprio attraverso la riappropriazione dell’antica filosofia ellenistica, allo stesso modo ognuno di noi può rifiorire se si pone autenticamente in ascolto dei propri sogni e se, dopo averli ascoltati, si pone nella condizione di viverli concretamente.

Come apparirà chiaro siamo, fortunatamente, molto lontani dall’ottica “asettica” con la quale il mondo onirico viene affrontato in altri ambiti. A questo punto è lecito affermare che è proprio grazie alla molteplicità che anima la nostra interiorità che siamo in grado di fare appello all’aspetto maschile della nostro condominio interiore, al fine di realizzare fattivamente quanto segnalato dal nostro vissuto onirico. La molteplicità di cui parlo è proprio quella che è alla base dei diversi possibili approcci al piano onirico. Non a caso il testo della Dott.ssa Fusco si intitola “Interpretazioni del sogno”, volendo significare che nel piano onirico non è possibile introdurre l’ottica riduzionistica propria delle discipline scientifico / psicologiche per evidenti ragioni di carattere storico, religioso, filosofico, culturale e creativo che abbiamo appena visto.

In un mio testo di recente pubblicazione4) faccio riferimento alla via dei sogni come metodo per diventare quel che realmente siamo. Se l’uomo, così come il cliente, è posto al centro dell’attenzione, la sua presenza in questo mondo non può essere priva di significato. Ognuno di noi, infatti, è portatore di un messaggio unico ed irripetibile, ed è contemporaneamente latore di una tensione spirituale che non si era mai vista e che mai più si avrà modo di vedere. I sogni, voce della natura e quindi della parte più autentica e profonda del sognatore, possono condurci per mano alla scoperta del nostro mito personale e del senso della nostra esistenza.

Non sfuggiranno certamente le implicazioni relative all’empowerment che questa impostazione comporta. Diventare quel che si è vuol dire attivare tutte le potenzialità che giacciono sopite in noi. In questo i nostri sogni ci spingono e ci motivano ciclicamente in tale direzione. Se si trattasse anche solo di questo l’onirocritica sarebbe già un mezzo formidabile di trasformazione, ma devo osservare per esperienza che dietro questo percorso c’è molto di più.

Poco fa ho accennato al paradigma olistico ed a come questo sia fondamentalmente diverso da un approccio di natura psicologica. Parlare di realizzazione di se stessi implica necessariamente il dover prendere in considerazione un piano più elevato e sottile di quanto la psicologia possa concepire. Se diventare se stessi vuol dire realizzare il progetto della propria anima, dobbiamo con ogni evidenza individuare un livello di cura di noi stessi e dei clienti che sia realmente olistico e che quindi prenda in considerazione il piano animico / spirituale.

In questo rarefatto ma essenziale campo, poiché è dell’essenza stessa dell’uomo che stiamo parlando, la psicologia non trova applicazione, mentre il counseling, proprio grazie al paradigma di riferimento di cui prima si parlava, riesce ad orientarsi correttamente attraverso l’ausilio della simbologia presente nell’arte e nell’esoterismo.

Prendendo in esame l’opera onirocritica di Artemidoro di Daldi così come “I discorsi sacri” di Elio Aristide, possiamo infatti vedere come il mondo antico fosse già concorde nel definire il sogno un aenigma la cui soluzione poteva giungere attraverso i canali sottili dell’intuito e delle analogie simboliche.

La psicologia, anche sotto il profilo meramente cronologico, è l’ultima di una lunga serie di metodologie di approccio al sogno. Se ne deve indubbiamente riconoscere il valore nell’ambito della gestione delle patologie psichiche, tuttavia questo non deve in alcun modo farci dimenticare la validità e la creatività che altri metodi di lavoro sul piano onirico hanno dimostrato nel corso dei secoli.

Non dobbiamo quindi temere di inoltrarci in questo campo affascinante e profondo che è l’onirocritica poiché tutte le potenzialità trasformative e di consolidamento che i nostri clienti domandano sono presenti in nuce nei loro sogni e, come spesso accade, nei sogni dei counselors coinvolti nelle relazioni di aiuto.

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