Oltre la soglia

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 30 marzo 2013

Sono sempre rimasto affascinato dal concetto di limite. Spesso nella nostra vita ci troviamo ad attraversare dei confini, esteriori od interiori, ritrovandoci da un momento all’altro, in un luogo “diverso” rispetto a dove eravamo prima. Pochi centimetri esteriori o centinaia di chilometri interiori ci portano in territori dove si respira un’aria diversa. Repentino o dolce che sia il passaggio, non possiamo fare a meno di sentire che qualcosa è cambiato e che l’energia che avvertiamo non è più la stessa di quella che c’era prima di passare il “limite”. L’etimologia stessa di questa parola è estremamente interessante. Riporta infatti al latino “limes” che sta, appunto, per confine. Un trasferimento, un cambio di lavoro, il mutare di una situazione familiare sono tutti avvenimenti che, voluti od accaduti, ci portano ad attraversare una soglia, a varcare una frontiera.

Tali cambiamenti spesso portano con se sensazioni di preoccupazione e di apprensione. Questa sensazione di paura nell’antichità aveva un nome ed una sua specifica identità, veniva infatti associata al “Guardiano della soglia”, una specie di entità spirituale che doveva “testare” la fermezza dell’iniziato che voleva inoltrarsi in un luogo sacro per scoprirne i reconditi segreti. Similmente ogni grande trasformazione della vita porta al confronto con il nostro personale “Guardiano della soglia”, cioè con la nostra paura di cambiare e di aprirci all’esterno. Da un punto di vista sociale l’esigenza di riscoprire questo Guardiano si fa sempre più pressante, dal momento che la precarietà sembra essere l’insegna di questo periodo storico. E’ utile qui ricordare che la “crisi” che tutti oggi si trovano in forme diverse ad affrontare, come parola trova la sua radice etimologica nel greco “scelta”, e si riferisce proprio a quella “scelta” che ci troviamo davanti tutte le volte che dobbiamo decidere se varcare o meno il nostro limes, ovvero il confine della zona nella quale ci sentiamo sicuri, per affrontare l’ignoto. Bivio certamente difficile ma quanto mai necessario per la nostra crescita interiore. Rimanere troppo a lungo nella nostra zona di “comfort” porta ad una stagnazione che rende imbevibile l’acqua della vita.

Eraclito, anticipando di venti secoli le scoperte della moderna fisica in merito alla continua trasformazione cui è soggetta l’energia, diceva “Panta Rei”, ovvero tutto scorre. Immergersi nel flusso costante della vita certamente espone a rischi ma sicuramente dona opportunità, spesso inattese. Da questa considerazione risulta ancor più evidente l’importanza della funzione del “Guardiano della soglia”, elemento imprescindibile per trovare un giusto equilibrio tra la tutela delle nostre vulnerabilità e delle nostre paure, che guardano con sospetto ad ogni mutamento, e la necessità di crescere ed aprirsi alla vita ed ai frutti che questa ha da offrirci. Esporsi sconsideratamente a dei rischi o scegliere sempre di non farlo sono due estremi che non conducono mai ad un lieto fine, motivo per il quale gli antichi romani raffiguravano nel Dio Giano bifronte, il Guardiano posto a tutela dei bivi e delle soglie.

Questa divinità, cui ho brevemente accennato nell’articolo precedente, era il nume tutelare degli incroci dove, per l’appunto, è necessario effettuare materialmente e simbolicamente una “scelta” rispetto alla direzione da prendere. Il doppio volto di questo nume, giovane e vecchio nello stesso tempo, ci rende evidente che nell’effettuare la decisione qualcosa di “vecchio” sarà lasciato alle nostre spalle e ci muoveremo verso qualcosa di giovane e “nuovo”. Sconosciuto certo, ma anche foriero di nuove occasioni. Ogni volta che attraversiamo la soglia di una porta per un colloquio di lavoro ad esempio ci troviamo in questa stessa condizione. Simbolicamente è come essere nel mese di Gennaio, nel quale un nuovo anno inizia e che non a caso deve il suo nome proprio al Dio Giano. In latino inoltre “Ianua”, significa porta, concetto che ci riconduce nuovamente all’idea di soglia, di passaggio tra esteriorità ed interiorità.

All’ingresso di uno degli eremi dove il famoso Papa Celestino V ha vissuto, Santo Spirito a Majella nel cuore dell’Abruzzo, vi è una scritta scolpita nella pietra dell’architrave d’entrata: ”Ianua Coeli”, ovvero porta del cielo, così come nel cuore della foresta di Broceliande in Bretagna, luogo dove sono ambientate le leggende arturiane relative al Santo Graal, c’è una piccola chiesetta sul cui ingresso il parroco fece scrivere “La porta è dentro”.

Che vi conduca al cielo o dentro di voi, il piacere della vita inizia attraversando la soglia di quella porta.

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