Maria Maddalena e le altre. Un incontro con Paolo Riberi. Prima parte.

Avere per le mani un bel libro è sempre una grande emozione. Leggendolo si avverte con chiarezza quella spinta creativa che ha messo l’autore in condizione di realizzare la propria opera. Relegare un testo nel mero ambito intellettuale vuol dire non riconoscere l’eros che necessariamente sottende ad ogni atto creativo dell’essere umano. Se questo testo poi parla di argomenti relativi alla sfera della spiritualità ed allo gnosticismo, personalmente, al piacere della lettura, si accompagna il più vivo interesse. E’ esattamente quello che mi è accaduto scorrendo le pagine del libro intitolato “Maria Maddalena e le altre. Le figure femminili dimenticate degli gnostici” del Dott. Paolo Riberi, edito dall’Età dell’acquario. Laureato in Filologia e Letterature dell’Antichità, autore di diversi testi, alla sua tesi riguardante gli scritti apocrifi cristiani dei primi secoli è stata riconosciuta dignità di stampa ed è stata proclamata Miglior Tesi del Corso di laurea nell’anno 2011. Mettendo a frutto le nuove tecnologie informatiche sono riuscito a contattare il Dott. Riberi al quale va il mio sentito ringraziamento per avermi rilasciato la seguente intervista su tematiche di estremo interesse

Dott. Riberi, da dove viene questo suo interesse nei confronti dello gnosticismo?

Non saprei individuare con precisione un momento esatto, ma sicuramente una spinta decisiva arrivò nel 2006 con il fermento mondiale legato alla traduzione del Vangelo di Giuda. Quando mi accostai per la prima volta alla traduzione di National Geographic mi trovai catapultato in un mondo completamente nuovo ed enigmatico, e da lì ho iniziato i miei studi per saperne di più. Penso che fosse un amore inevitabile: lo gnosticismo solleva temi di grande fascino e di sorprendente attualità, che uniscono molte mie passioni quali filosofia, storia, letteratura, esoterismo e spiritualità… Una spinta decisiva, ovviamente, è poi arrivata dagli studi universitari a Torino, dove ho avuto la grande fortuna di poter frequentare le lezioni di docenti quali Domenico Devoti e Claudio Gianotto, che mi hanno trasmesso non soltanto un bagaglio di conoscenze molto preziose, ma anche e soprattutto il loro amore per questa materia. Sotto la loro guida ho potuto approfondire il mondo dei vangeli apocrifi e della gnosis anche in sede di tesi di laurea, e poi da lì ho poi proseguito le ricerche autonomamente con la pubblicazione di tre monografie.

Quando nasce la corrente dello gnosticismo?

Dare una risposta è molto difficile: nel mondo accademico c’è un vivace dibattito tra quanti sostengono che si tratti di un movimento filosofico-religioso nato già in epoca pre-cristiana e quanti invece ritengono che la Gnosi nasca nel primo secolo come un “cristianesimo alternativo” a quello che conosciamo. I testi gnostici in nostro possesso sono stati composti dalla fine del I secolo d. C. in avanti. Quando però ci si sposta alla storia delle idee, è molto difficile rintracciare delle date esatte: di sicuro la Gnosi è un movimento con radici molto più antiche della figura storica di Gesù, che affondano nelle religioni dell’antica Persia, nella filosofia greca di Platone, nello stoicismo e nell’esoterismo giudaico. Queste componenti si sono verosimilmente combinate progressivamente in maniera originale in un processo probabilmente durato alcune centinaia di anni, iniziato ben prima della nascita di Gesù.

Quali sono i tratti fondamentali di questa corrente?

Non è mai semplice tracciare un quadro sintetico di un pensiero così complesso, soprattutto dal momento che non ebbe una codificazione unitaria. Vari autori hanno condivisibilmente affermato che più che di “gnosticismo”, si dovrebbe parlare al plurale di “gnosticismi”. Nel mio “Pillola Rossa o Loggia Nera?”, ad ogni modo, ho provato a tracciare un minimo comune denominatore comune alle varie correnti e ai vari scritti gnostici. Provo quindi a riprendere quanto detto in quella sede, avvisando però il lettore più esigente e preciso del tratto che si tratta necessariamente di una sintesi.

Secondo gli gnostici, esistono due mondi: il mondo della materia – in cui viviamo – soggetto alle leggi fisiche della trasformazione, della corruzione e della mortalità, e il mondo dello Spirito, che è invece una dimensione ultraterrena perfetta e trascendente. Al vertice di questi due regni ci sono rispettivamente il Demiurgo (un falso dio della materia, pazzo e malvagio), e il vero Dio. Il primo, secondo gli gnostici, è il collerico Dio dell’Antico Testamento, ed è alla costante ricerca di nuovi strumenti per imprigionare l’uomo all’interno di questo regno desolato prevenendo la sua fuga.

In questo radicale dualismo, l’essere umano è un ponte tra due mondi: ha un corpo di materia, soggetto all’autorità del Demiurgo e alle leggi del cambiamento e della decadenza, e una scintilla di Spirito divino, che non è altro che un frammento di Dio stesso rimasto intrappolato nel mondo inferiore. Lo Spirito, com’è evidente, costituisce la nostra coscienza, il nostro “io”. A mediare tra questi due poli opposti c’è l’anima, ossia la dimensione soggettiva.

L’uomo nasce in questo mondo inconsapevole della sua origine ultraterrena: la memoria della scintilla divina che costituisce la sua coscienza è andata perduta, e non è quindi consapevole di venerare una divinità – il Demiurgo – che gli è, in realtà, di molto inferiore. Nella sua esperienza quotidiana, secondo gli gnostici, l’uomo si trova quindi imprigionato in una gabbia virtuale di materia creata dal Demiurgo e dai suoi demoniaci servitori, gli Arconti, esclusivamente per assoggettare la sua volontà. Le forze del male sperano infatti di impadronirsi della scintilla e nutrirsene, ignorandone totalmente l’origine e l’esistenza di una divinità superiore. Quasi tutti gli uomini si accontentano di questo status, e conducono l’intera esistenza imprigionati dalle regole sociali, politiche e religiose dettate dal Demiurgo. Pochi (“uno ogni mille, due ogni diecimila”, diceva Basilide) si mettono alla ricerca della Conoscenza (gnosis, in greco), e cercano di risvegliare la scintilla che sta al loro interno. Si tratta di un percorso iniziatico attivo, che dopo un cammino di autoperfezionamento culmina nell’incontro con un rivelatore ultraterreno che risveglia la scintilla e le permette di evadere dal mondo terreno.

In tutto questo, l’uomo deve evitare di riprodursi: gli gnostici non condannavano l’atto sessuale, che anzi aveva un forte ruolo rituale in alcune sette, ma ritenevano che la nascita di un nuovo essere umano fosse uno strumento creato dal Demiurgo per “premere il tasto reset” e generare nuovi uomini asserviti al suo volere che ancora devono risvegliarsi. Per sconfiggere le forze del Male – sostengono gli gnostici – tutti gli uomini in possesso di una scintilla devono evadere dal mondo terreno completando l’iniziazione e raggiungendo il risveglio della Conoscenza interiore. La generazione di nuovi individui rappresenta quindi un rallentamento inesorabile e un’involuzione ciclica di questo percorso.

Un ultimo dettaglio: secondo gli gnostici, questo sarebbe stato il reale insegnamento di Gesù, parallelo a quello pubblico raccolto nei vangeli. In ottica gnostica, quindi, all’interno di ognuno di noi è presente una parte della divinità cristiana!

Parliamo ora di sizigie. Nello gnosticismo Dio è Padre, Madre o qualcosa di altro?

Questo è un tratto estremamente affascinante: il Demiurgo, ossia il demoniaco falso dio della materia, è espressamente maschio. Proprio come il Dio ebraico e cristiano, del resto…

Il regno ultraterreno dello Spirito è invece popolato da molte manifestazioni del Vero Dio, paragonabili per certi versi alle “persone” della Trinità cristiana, o alle “ipostasi” del sistema di Plotino.

Queste manifestazioni della divinità, o Eoni, sono delle sizigie, ossia delle coppie perfette maschili-femminili. Ogni “persona divina” è androgina e ha un’identità bisessuale: si tratta della somma di due metà, quella maschile e quella femminile, ciascuna dotata di un’identità e una coscienza propria. La perfezione divina risiede nell’armonia e nell’unione di queste due metà in un’unica super-identità: per rispondere alla domanda, il Dio gnostico è quindi sia Padre che Madre. Anche l’uomo, racconta l’Apocalisse di Adamo, in origine era androgino: il Demiurgo però, temendo il suo potere, lo ha diviso in due metà, che potranno riunirsi solo al termine del viaggio iniziatico.

Lei ha pubblicato un libro intitolato “Maria Maddalena e le altre. Le figure femminili dimenticate degli gnostici”. Che rapporto avevano gli gnostici con l’aspetto femminile della divinità?

Molti enfatizzano come misogina, in maniera del tutto decontestualizzata, la massima del Vangelo di Tommaso in cui Gesù afferma che Maria Maddalena dovrà “farsi maschio” per entrare nel Regno dei Cieli. In realtà, nell’universo antico, la femminilità rappresentava simbolicamente il principio inerte-passivo, e la mascolinità quello energetico-attivo. Provocatoriamente, quindi, anche Pietro e Tommaso devono “farsi maschi” per entrare nel Regno dei Cieli.

Gli gnostici in realtà attribuivano enorme importanza alla componente femminile della divinità, ritenendola la chiave del mondo dello Spirito. Negli apocrifi, la femminilità divina è spesso la parte più insondabile e imperscrutabile: la Madre, per gli gnostici, è Bythos, l’Abisso inconoscibile. È femminile anche la Conoscenza stessa, che si manifesta in Sophia, consorte divina del Messia e involontaria artefice dell’intero piano cosmico. Lo è anche l’anima umana, Psiche, che una volta fecondata dalla rivelazione conduce l’uomo nel regno dello Spirito, oltre i confini del suo corpo. La conseguenza di una tale concezione cosmica, sul piano sociale, è che nelle comunità gnostiche le donne potevano esercitare il sacerdozio e la profezia, potendo raggiungere ruoli di vertice inimmaginabili per l’epoca.

[CONTINUA…]

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