Lo Gnosticismo

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 17 gennaio 2013

Per quanto estesi potessero essere i suoi domini anche lui alla fine non era che un mortale. Chissà se partendo dalla sua piccola Macedonia aveva immaginato che il suo nome sarebbe diventato celebre per l’eternità anche se, forse, questo era il suo intento sin dall’inizio della sua avventura. Sul letto di morte, dopo essere stato acclamato come un Dio ed aver conquistato tutto il mondo conosciuto, quell’eternità dovrà essergli sembrata tutto sommato breve. Alla fine la sua vita, fatta di ogni sorta di eccessi, lo aveva raggiunto chiedendogli l’ultimo conto. Così moriva Alessandro il Grande. Quando il suo corpo ancora non era stato rimosso dal letto nel quale giaceva dopo aver esalato l’ultimo respiro, i suoi più fidi generali erano già in lite per spartirsi il suo potere ed i territori conquistati. Scena certamente poco edificante ma foriera di inaspettati frutti, specie quando il fato fece di Tolomeo, uno dei generali di cui prima, il re dell’Egitto ponendolo a capo dell’ultima dinastia di Faraoni e dando in questo modo inizio alla stirpe Tolemaica.

Questa breve digressione nel campo della storia antica ci consente di comprendere meglio in quale contesto si debbano inquadrare i fenomeni dello gnosticismo e dell’ermetismo cui brevemente accennavo nei precedenti articoli. Quando l’Egitto venne conquistato dai Macedoni ebbe luogo infatti un importante fenomeno di sincretismo che vide confluire l’antica sapienza racchiusa nei templi del paese del Nilo all’interno della filosofia greca. Da questo “matrimonio” presero vita le correnti gnostiche ed ermetiche cui tanto devono sia la tradizione esoterica occidentale, sia la psicologia junghiana.

La corrente gnostica in particolare, che molti secoli in avanti troverà i suoi epigoni nell’alchimia, ha il suo momento di massimo splendore nel II secolo dopo Cristo. La sua dottrina mescola elementi della teologia platonica, specie per quanto riguarda il concetto di “emanazioni divine”, con gli elementi magistici propri dell’Antico Egitto. Gli Gnostici erano convinti che la realtà materiale nella quale l’essere umano si trova a vivere, fosse una corruzione dell’originale progetto divino. La materia, in quanto tale, era opera di un genio minore1)Questo genio minore, in considerazione della sua abilità nel creare e manipolare la materia, era associato alla figura dell’artigiano ed indicato con il nome di Demiurgo, da “demios” – del popolo e “ergon” – lavoratore. Tale figura viene menzionata esplicitamente per la prima volta da Platone nel Timeo., chiamato con diversi nomi tra i quali ricordiamo Yhawhe2)Lo gnosticismo si declinò anche in chiave cristiana utilizzando il nome del Dio dell’Antico Testamento per indicare tale genio minore creatore del mondo materiale., Ialdabaoth, Iao. Compito dell’uomo era quello di acquisire la necessaria “gnosis”3)Termine greco che significa conoscenza, nell’accezione di conoscenza interiore e intuitiva., che l’avrebbe aiutato a liberarsi del suo corpo materiale per raggiungere la fusione con il proprio aspetto divino. Per realizzare questa liberazione si ricorreva ad antiche formule magiche, capaci di evocare entità invisibili soccorritrici in grado di riportare l’uomo alla sua purezza originaria. Anche se in queste pratiche è possibile vedere operare l’influsso di una cultura patriarcale che contrappone inopportunamente lo spirito alla carne è tuttavia da sottolineare l’importanza data all’intervento di esseri mediatori tra il mondo sottile ed il mondo materiale, argomento questo che crea un trait d’union evidente con la dottrina spiritista della quale più in avanti ci occuperemo. Per gli gnostici infatti il mondo spirituale è popolato da entità di ogni tipo. Daimon,4)Il termine Daimon, nella visione degli antichi greci, aveva un significato molto diverso da quello che gli verrà attribuito successivamente dal cristianesimo. Nell’accezione ecclesiastica infatti si intende per Demone un’entità malvagia, mentre originariamente il Daimon veniva inteso semplicemente come un essere semidivino, avente funzione di mediatore tra gli dei e gli uomini Angeli e Arconti sovrastano l’uomo il quale, considerato alla stregua di un essere prigioniero nel proprio stesso corpo, non ha altra possibilità di salvezza se non quella di recuperare memoria della propria parte sottile simboleggiata da quella scintilla interiore che lo rende simile a Dio.

Nel corso dei secoli altri importanti filosofi neoplatonici riprenderanno questo concetto di scintilla divina o centro interiore, tra i quali va senz’altro annoverato Plotino, il quale a tal proposito si esprime in questi termini :

”Ora, se un’anima ha in ogni momento conoscenza di sé, sa che il suo moto naturale non è rettilineo, a meno che non abbia subito una deviazione, ma è un moto circolare rotante intorno a un principio interno, a un punto centrale. Ma il centro è ciò da cui il cerchio procede. L’anima si muoverà dunque intorno al suo centro, ossia intorno al principio da cui procede. A esso si volgerà, verso di esso si sposterà, come dovrebbero fare tutte le anime. Ma solo le anime degli dèi si muovono verso di esso, e per questo son dèi: perché la divinità invero consiste nell’esser connessi col centro; chi se ne distanzia è l’uomo, colui che è disunito e bruto”5)Plotino, Enneadi, VI.9.8..

Vediamo tornare nuovamente il concetto di volgersi verso se stessi, verso quel centro che Jung individua con il nome di “Sé”. Questa operazione ci riconnette con quanto vi è in noi di essenziale e di spirituale. Sperimentare questo “centro” porta a stati di coscienza propri dei mistici che nel cercare di descrivere con umane parole le loro visioni sono spesso costretti a ricorrere ad argomentazioni paradossali. Basti pensare al mistico cattolico tedesco Angelo Silesio, il quale, nel descrivere il metodo per arrivare a tale centro divino, si esprime così :

”Più t’abbandoni in Dio, più egli nasce in te; Né meno né più t’aiuta nelle tue pene.”6)Angelo Silesio, Il pellegrino cherubico..

In termini psicologici questa affermazione si potrebbe tradurre nel seguente modo: più l’io razionale si abbandona e segue i messaggi del Sé, più ci si avvicina alla propria essenza divina. Questo avvicinamento tuttavia non solleva in alcun modo dall’essere anche terreni ed esposti a tutto quello che tale stato comporta. Un percorso che voglia condurre ad una crescita spirituale ed interiore non dovrebbe mai escludere l’aspetto terreno.

Note   [ + ]

1. Questo genio minore, in considerazione della sua abilità nel creare e manipolare la materia, era associato alla figura dell’artigiano ed indicato con il nome di Demiurgo, da “demios” – del popolo e “ergon” – lavoratore. Tale figura viene menzionata esplicitamente per la prima volta da Platone nel Timeo.
2. Lo gnosticismo si declinò anche in chiave cristiana utilizzando il nome del Dio dell’Antico Testamento per indicare tale genio minore creatore del mondo materiale.
3. Termine greco che significa conoscenza, nell’accezione di conoscenza interiore e intuitiva.
4. Il termine Daimon, nella visione degli antichi greci, aveva un significato molto diverso da quello che gli verrà attribuito successivamente dal cristianesimo. Nell’accezione ecclesiastica infatti si intende per Demone un’entità malvagia, mentre originariamente il Daimon veniva inteso semplicemente come un essere semidivino, avente funzione di mediatore tra gli dei e gli uomini
5. Plotino, Enneadi, VI.9.8.
6. Angelo Silesio, Il pellegrino cherubico.

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