L’aspetto nascosto dei Social network, specchi dell’anima

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 19 maggio 2015

In questa rubrica spesso ci siamo occupati di tematiche legate al mondo dell’esoterismo. Ho avuto modo di constatare nel corso del tempo che tale parola in molti fa sorgere immagini legate a libri antichi e polverosi nascosti in vecchie librerie rischiarate dal lume delle candele. Certo si tratta di un’immagine suggestiva e affascinante ma i tempi cambiano e nonostante l’amore per la “carta” il mondo di oggi si è completamente volto al “digitale”. Dunque eccoci qui a parlare di social network e di alcuni aspetti esoterici che, con un poco di acume, riusciremo a scorgere dietro gli apparentemente freddi bit dei nostri personal computer.

Una volta creato il nostro account siamo pronti a metterci in relazione con altre persone che condividono lo stesso spazio virtuale, questo in senso simbolico vuol dire che abbiamo ricostruito un nostro “io”, una sorta di pubblica facciata che ci consente di presentarci al mondo. Torna quindi il concetto junghiano di persona che, ricordo, in latino significa maschera. Il nostro mondo conosciuto, in primis a noi stessi, è quello che prende contatto con l’esterno.

Chi pratica percorsi di crescita personale, con particolare riferimento in questo caso al Counseling ad indirizzo Mediacomunicativo, è abituato a vedere nelle persone che gravitano nella sua vita degli specchi da cui trarre profondi insegnamenti in merito alle proprie dinamiche interiori. Si tratta di un’applicazione del paradigma olistico per il quale ogni cosa che esiste è una “specificazione” dell’Unità fondamentale che sottintende tutto il creato. Da un punto di vista teologico la creazione ha infatti inizio nel momento in cui questa unità si scinde, rompendo lo specchio in infiniti frammenti di cui tutti noi siamo una parte. La monade pitagorica che da vita alla successione dei numeri primi, l’uovo cosmico che si rompe della tradizione egizia ed il concetto induista di Brahman che diventa Brahma – Trimurti sono tutti concetti che esprimono questo stesso significato all’interno di culture diverse.

La nostra consapevolezza cosciente si ferma tuttavia al nostro frammento ma è possibile espanderla iniziando con l’integrare i frammenti che a noi sono più prossimi. Ecco dunque che la nostra rete sociale, le nostre amicizie fuori e dentro l’ambiente lavorativo, la nostra stessa famiglia, diventano preziosi strumenti per far affiorare dall’inconscio queste parti di noi e portarle nella sfera della nostra coscienza.

Ben vengano quindi i social network che hanno esteso indefinitamente questa possibilità di crescita. Consideriamo dunque le centinaia di migliaia di persone che quotidianamente “incontriamo” negli spazi digitali come Facebook o Twitter. Ogni persona porta con se un’energia, un modo di fare ed un’aura tutta propria e particolare.

Come ci sentiamo quando siamo in relazione con questo o quell’utente?

Che tipo di reazioni ci provoca?

Cosa avvertiamo rispetto ai messaggi ed alle immagini che vengono postate?

Rispondere a queste domande ci consente di svolgere un brillante esercizio di autoconsapevolezza rispetto a chi realmente siamo, a quali siano i nostri irrinunciabili valori e quali elementi interiori, simbolicamente rappresentati dalle persone che incontriamo in questi spazi virtuali, dobbiamo integrare per la nostra crescita.

Altro interessante esercizio è quello di notare cosa accade quando siamo noi a postare dei messaggi.

Chi risponde? (In senso simbolico quale parte di noi ha risuonato con questo messaggio?)

Che qualità energetica ha la risposta? (Cosa ne pensa quella parte di noi?)

Facciamo quindi attenzione alle energie che mettiamo in circolo attraverso i nostri messaggi perché attraverso di loro diveniamo “respons-abili” del mondo che creiamo.

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