L’arca dei simboli

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 16 aprile 2013

 

L'arca dei simboli - Valerio Ivo MontanaroIl panorama delle tradizioni esoteriche occidentali è molto vasto ed è veramente difficile stabilire dove e quando queste abbiano avuto inizio. Alcune tracce portano al mazdeismo, religione nata nell’antica Persia ed allo Zend Avesta, antichissimo testo sacro iraniano dov’è possibile scorgere molti dei temi fondamentali che caratterizzeranno le vie iniziatiche e quelle religiose del bacino del mediterraneo. In questo libro troviamo già delineati l’aspetto duale della creazione dell’universo, il problema della lotta tra il bene ed il male rappresentati rispettivamente dagli dei Ahura Mazda e Angra Maniuy, il fuoco quale elemento di congiunzione tra il piano umano e quello divino, la necessità di una liberazione spirituale che giunga attraverso un “redentore” capace di apportare la necessaria conoscenza per operare la salvezza del mondo e del singolo. A ben guardare che si chiami Zarathustra (il profeta iraniano che fondò il mazdeismo), Cristo o Mitra (divinità misterica il cui culto è legato anch’esso al mazdeismo), l’idea di un redentore che salvi il mondo e l’essere umano da se stesso è antichissima.

Le religioni positiviste, quelle cioè che si basano su una serie di verità di natura dogmatica, spesso incentrano il proprio percorso di salvezza spirituale nell’adesione ad una serie di regole di natura morale valide per tutti. Appare chiaro che in un sistema del genere “l’individuo” non trova alcun spazio e le sue peculiarità non hanno alcun senso. Tutto il percorso religioso si svolge quindi in una costante proiezione di un’attesa futura, in un post-mortem carico di incognite alla fine del quale arriverà la psicostasi, ovvero la “pesatura dell’anima” che determinerà una volta per sempre il destino spirituale della persona. Era così nell’antico Egitto, è così nel mazdeismo e nel cristianesimo, ma soprattutto è ancora così nell’immaginario collettivo di tutto l’occidente. Ogni religione tramanda il suo mito di salvezza ed il suo corollario simbolico che ne descrive il processo.

Nelle scuole di tradizione esoterica invece il percorso spirituale assume un’altra valenza che riguarda il singolo molto più da vicino. Il concetto di salvezza lascia spazio a quello di crescita, facendo così cadere la paura di poter “morire” definitivamente o di dover soffrire eternamente ed inoltre i simboli diventano strumenti di lavoro e di riflessione e non di adorazione. Facile pregare un’immagine di Cristo nell’abside di una chiesa esprimendo magari speranze e desideri, molto più difficile prendere in mano la propria spiritualità e farsene responsabili in prima persona. In tal modo si evidenzia inoltre la mancanza di necessità di una classe sacerdotale. Il rapporto con il mondo sottile è, in forme diverse, un dono dato a ciascuno di noi e che tutti dovrebbero coltivare perché già in questa forma di esistenza è capace di dare senso e ricchezza al nostro quotidiano. Jung afferma che è assolutamente importante per l’uomo avere un orientamento di natura spirituale e che la quasi totalità dei disagi dei suoi pazienti, a partire da una certa età, riguardavano problematiche concernenti proprio questa sfera.

Il simbolo quindi deve diventare uno strumento di lavoro “interiore”. A tutti noi è stato insegnato il significato della croce, ma solo quelle persone che hanno cercato di saperne qualcosa di più, spinte magari da un “fuoco” interiore, hanno visto come l’unione dell’asse verticale con quello orizzontale è da intendersi come unione di maschile e femminile, così come non ha caso proprio nell’intersezione di questi due assi, la confraternita dei Rosa+Croce usava disegnare una Rosa, simbolo della sacralità del femminile e porta di accesso a piani più sottili dell’esistenza.

Sventuratamente anche all’interno di antiche e gloriose scuole iniziatiche occidentali, che fanno largamente ricorso all’uso di simboli con lo scopo di stimolare la riflessione dei propri iniziati, ho dovuto riscontrare come in molte occasioni il “simbolo” abbia perso gran parte della propria carica “trasformativa”, essendo stato visto per lo più come oggetto di erudizione a causa di un male inteso senso “conoscenza/gnosi”. Così come è accaduto nelle religioni positiviste che hanno “sclerotizzato” l’esperienza spirituale del loro fondatore fossilizzandola nel tempo e nei simboli, anche alcune importanti scuole esoteriche hanno subito un processo del tutto simile. Tutto questo ovviamente cambia poco per quelli che hanno un “fuoco dentro” perché, per fortuna, l’esperienza dello spirito e del contatto con il piano sottile ed i suoi simboli passa anche per il nostro inconscio e quindi attraverso i nostri sogni. Conoscere il significato di un simbolo per averlo letto è senza alcun dubbio molto interessante ma non dobbiamo mai dimenticare che quell’emblema potrebbe essere un “fossile” che descrive l’esperienza spirituale di un’altra persona. I simboli che compaiono nel nostro mondo onirico invece sono “vivi” e “operanti” e riguardano direttamente noi e la nostra crescita spirituale.

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