La soglia della paura è il luogo dal quale prenderemo il volo

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 7 ottobre 2014

La nostra è stata definita la società dell’immagine. Concordo in parte con quest’asserzione ma devo ammettere che non credo sia quella che identifichi meglio l’umanità attuale. Enrico Cheli, docente universitario di psicologia, ha individuato una questione molto più rilevante in merito, che ha definito come “dramma del controllo”.

Dai cellulari che possono essere triangolati per conoscere la nostra posizione alle discrete telecamere che ormai si trovano ad ogni angolo di via, passando per i GPS istallati nelle auto e finendo con i pagamenti digitali, non c’è atto quotidiano che noi compiamo che non possa essere in qualche modo controllato e memorizzato in qualche occulto database.

Dovremmo quindi seriamente interrogarci sulle motivazioni che spingo a questo “controllo” ossessivo e permanente. Personalmente ritengo, in maniera molto semplice, che il controllo sia l’altra faccia della medaglia della paura, sentimento che, rilanciato dai sistemi di comunicazione, è facilmente “vendibile” e di sicuro successo, in considerazione dell’elevata velocità di propagazione che tale emozione genera.

Il recente referendum tenuto in Scozia ha evidenziato chiaramente questa situazione. Le ragioni del “no”, sono state tutte giocate in larga parte sulla paura dell’instabilità che sarebbe potuta seguire ad un’eventuale indipendenza.

Non ho posizioni in merito alla questione scozzese ma devo rimarcare che nello stesso modo per tante altre faccende, spesso la ricerca di “stabilità” diventa una palude buona a nascondere la paura del cambiamento.

Guardando alla storia dell’umanità possiamo vedere come la paura sia stata da sempre un formidabile strumento di controllo. Se dico che compiendo una determinata azione si finirà tra le fiamme dell’inferno per sempre, posso ragionevolmente ritenere che quell’azione non sarà posta in essere. La gran parte dei sistemi religiosi abramitici poggiano su questa visione che vede colpa, peccato, paura e punizione andare a braccetto.

E’ di tutta evidenza che muovendosi da tali presupposti, i quali plasmano la visione della vita in un’ottica completamente negativa, la società farà molta fatica ad orientarsi in modo costruttivo e realmente aperto. Purtroppo questa visione è ormai da millenni parte strutturante dell’inconscio collettivo e produce come risultati quella sfiducia e quel pessimismo che sono sotto gli occhi di tutti.

Trasformare questa visione chiusa ed oscura è possibile, iniziando a lavorare sul singolo individuo e partendo da quel piccolo microcosmo che abbiamo a portata di mano, noi stessi.

Il mio animo romantico indica altre strade ed altre vie, magari più impervie, ma che conducono oltre la soglia della paura, là dove quest’ultima si trasforma prima in speranza e poi in desiderio di realizzarsi, diventando in questo modo il trampolino di lancio per iniziare a volare con le nostre ali.

Non si può sempre dire no alla vita per “paura”.

Lei aspetta il nostro SI!

Lascia un commento

I vostri commenti

Newsletter

Per seguire le mie attività a condividere commentando i miei articoli