La Dea partogenetica e Atum Ra. Storie di un pezzo mancante.

L’Egitto è un paese dalla storia straordinaria. Miti e leggende qui hanno preso forma nel tentativo di dare una spiegazione all’esistenza del creato. Ogni religione porta con se dei miti cosmogonici e teogonici e tuttavia le elaborazioni nate nella terra del Nilo creano un affresco difficilmente confrontabile con altri per grandiosità e completezza. In questo senso, diverse città avevano elaborato mitologie simili e spesso complementari tra di loro ma una su tutte, quella di Eliopoli, aveva finito col prevalere sulle altre. I sacerdoti di questa località avevano infatti immaginato che all’inizio di tutto il Dio solare Atum – Ra avesse generato l’universo masturbando il proprio fallo. Da quello stesso seme sarebbero poi nati gli otto Dei classici i cui nomi spesso abbiamo sentito: Geb, Nut, Iside, Osiride, Seth, Nephits, Shub, Tefnut. Con loro padre questo pantheon formava l’enneade eliopolitana, una sorta di gruppo “canonico” di divinità generalmente accettate in tutto l’Egitto.

Spostiamoci ora in quella che l’archeologa Marija Gimbutas ha definito con felice termine la “Vecchia Europa”, ovvero quell’agglomerato di culture presenti nel nostro continente prima dell’arrivo delle popolazioni indoeuropee. Riguardo alla questione del fallo troviamo la seguente affermazione:

Gli oggetti di culto fallici […] non rappresentano una Divinità maschile ma piuttosto una vivificante e fruttifera forza della natura, che si rivela come un aspetto del simbolismo della colonna della vita; oppure sono fusi con il corpo femminile divino e sottomessi alla potenza della Dea.” 1)Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. 180

Apprendiamo dunque che il fallo è sottomesso al potere della Dea e la sua funzione è semplicemente quella di vivificarne e stimolarne le funzioni. Singolarmente non vi è nemmeno un accenno al potenziale riproduttivo maschile. La Gimbutas a tal riguardo afferma:

La Dea risulta connessa alle Madri primeve sotto forma di animali quali l’orsa, la cerva, l’alce femmina e, durante il Paleolitico Superiore, come bisonte femmina e come cavalla. Il fatto che simili immagini si siano conservate nella tarda preistoria e perfino in epoca storica si può spiegare non solo con l’indistruttibilità dei simboli – profondamente radicati – collegati al donare la vita e alla maternità, ma anche come forte memoria di un sistema matrilineare al tempo in cui era difficile stabilire la paternità. Ciò non significa, comunque, che il ruolo paterno nel processo di riproduzione non fosse stato compreso nel Neolitico o, al più tardi, nell’Età del Rame da popoli che erano osservatori così acuti della natura.” 2) Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. XXII

Sempre su questo tema la Gimbutas ritornerà sul finire della sua vita nel suo ultimo testo nel quale a tal riguardo compie affermazioni meno categoriche di quella precedente:

Il ruolo del padre nell’antichità preistorica non era compreso del tutto, o non era valutato con le stesse attenzioni che si riservavano alla madre.” 3)Marjia Gimbutas, Le Dee viventi, Medusa, pg.167

Sarebbe interessante conoscere il motivo del cambiamento del punto di vista dell’archeologa lituana. In ogni caso, dalla lettura di quanto sopra, appare evidente che in questa società l’elemento maschile godeva di una considerazione certamente inferiore rispetto a quello femminile. I numeri a tal riguardo sono molto espliciti:

Rispetto alle statuette dell’Europa Antica quelle maschili costituiscono solo una percentuale dal 2 al 3 per cento.” 4) Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. 175

Questa percentuale da contezza di come alla Dea venissero attribuite qualità partogenetiche, ovvero la possibilità di creare la vita senza la partecipazione di un “Dio” o di un maschile.

E’ davvero sorprendente come la storia possa ribaltare credenze millenarie. Nel Paleolitico una Dea generava senza un maschile mentre nell’antico Egitto un Dio creava senza un femminile. Lo stesso accadeva ad esempio anche nella Grecia classica dove si raccontava della nascita di Athena dalla testa di Zeus o di Efesto concepito in “autonomia” da Era. Credo che a tal proposito la teoria di Jung riguardo il rovesciamento degli opposti che lui indicò con il nome di enantiodromia, potrebbe fornire una spiegazione molto calzante.

Note   [ + ]

1. Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. 180
2. Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. XXII
3. Marjia Gimbutas, Le Dee viventi, Medusa, pg.167
4. Marjia Giumbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, pg. 175

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