Islam esoterico e parapsicologia

Per dare l’avvio al mio sito ho ritenuto trattare un argomento di attualità, l’Islam. Questa religione che conta più di un miliardo di fedeli è una realtà composita e affascinante, ricca di inaspettate sfaccettature esoteriche. Una di queste riguarda la figura del “Vecchio della montagna”, certamente conosciuta nell’occidente cristiano sin dal medioevo. Di questa singolare personalità parlano Marco Polo nel suo “Milione” e Dante in alcuni suoi scritti. Si sapeva che la fedeltà con cui i suoi uomini lo servivano era estrema. A tal proposito si raccontava una storia secondo la quale, per far comprendere ad un illustre visitatore il potere di cui era dotato, aveva ordinato a due vedette di buttarsi dalla torre di guardia, vedendo immediatamente eseguita questa sua disposizione. Il “Vecchio della montagna”, nel proprio contesto religioso, era riconosciuto come un Imam, un depositario della scienza segreta e l’unico in grado di comprendere l’aspetto esoterico del libro sacro dell’Islam, il Corano. La sua persona era associata a quella dell’Adam Kadmon, figura ben nota della cabala ebraica, nella quale sta a rappresentare l’uomo primordiale nel suo stato ancestrale di unione con il divino. Molti furono gli Imam a detenere questo titolo, risiedendo stabilmente nella fortezza siriana dell’Alamut. Tra i più significativi è senz’altro da annoverare Rashid al-Din Sinan. Di questo “Vecchio della montagna” si raccontano storie molto significative che riguardano le sue facoltà paranormali. Il Filippani – Ronconi, noto accademico e orientalista italiano, culturalmente affine agli ambienti occultistici del nazismo nonché ex-ufficiale delle SS, suppone che l’influenza politica e religiosa di questo personaggio fosse probabilmente legata proprio alla sua dote di chiaroveggenza. L’accademico infatti nota:
“I caratteri magici della vita di Sinan sono moltissimi, e ci riportano ad una tipologia remota, certamente anteriore all’Islam: si tratta della reviviscenza, in una setta gnostica, di motivi antichi o addirittura protostorici. Tali sono, ad esempio, il particolare inquietante del corpo fisico di Sinan che non avrebbe gettato ombra, o, meglio, non si sarebbe riflesso nell’acqua. Forse, con ciò, si voleva dire nel linguaggio della setta che il corpo fisico (ordinariamente costituito di ‘luce inversa’ o ‘piombo’ alchemico) di Sinan era ormai un corpo apparente, spirituale. Altri aneddoti riguardano le conversazioni notturne di Sinan con un uccello verde, venuto a chiedergli aiuto, il quale sarebbe stato la forma assunta da un martire, uno sahid di nome Hasan (forse Hasan II, che infatti venne ucciso). I casi di telepatia sono innumerevoli. Si dice ad esempio che Sinan sapesse istantaneamente ciò che succedeva ai suoi fida’i, che rispondesse ‘si’ o ‘no’ alle domande che gli si rivolgevano mentalmente da fuori quando se ne stava nella sua nicchia eccetera”. 1)Ismaeliti e “Assassini”, Pio Filippani-Ronconi, Ed. Il Cerchio, pg. 177
Quale interpretazione dare a questi fenomeni? Per alcuni la lettura di questi accadimenti può essere solo di natura simbolica ma per aver vissuto in prima persona in contesti spiritistici alcune delle esperienze descritte, credo di poter lecitamente avanzare più di un dubbio riguardo ad una interpretazione riduzionistica. Abu Firas, sorta di “segretario” di Sinan, ha trascritto diversi episodi di questa natura, come ad esempio quello che segue:
“Un compagno racconta che Rashi al-Din [Sinan], mentre si stava recando verso Masyaf, giunse in un villaggio chiamato Madjal. Immediatamente gli abitanti del villaggio gli offrirono del cibo, e il capo gli portò personalmente dei piatti coperti. Rashid al-Din ordinò di mettere da parte il cibo e di non toccarlo. Quando si alzò per salire sul suo cavallo, il capo del villaggio chiese, ‘Sire, perché non mi avete fatto la compiacenza di mangiare il cibo che vi avevo offerto?’ Rashid al-Din lo prese da parte e disse, ‘nella fretta tua moglie si è scordata di pulire i polli. Volevo che nessuno se ne accorgesse, in modo che tu non dovessi vergognarti’. Il capo andò a controllare e in effetti le cose stavano come aveva detto il sovrano.” 2)Gli Assassini, Edward Burman, Ed. Res Gestae, pg 136
Episodi del genere si rintracciano come un filo rosso all’interno di quelle confraternite Islamiche dedite ad approfondimenti di natura esoterica e spirituale. Anche il celebre mistico Ibn Arabi infatti viveva in prima persona questi fenomeni:
“Due anni dopo l’investitura mistica ricevuta nei giardini di Mosul (1204), lo ritroviamo al Cairo in compagnia di un piccolo gruppo di sufi, alcuni dei quali sono suoi compatrioti dell’Andalusia. L’Esigua comunità sembra aver coltivato uno stile di vita mistica intenso, accettando con una semplicità pari all’entusiasmo i fenomeni (fotismo, telepatia, lettura del pensiero) che si manifestavano tra i suoi membri. Una notte Ibn Arabi contempla una visione […]. Egli vede entrare nella loro dimora un essere di straordinaria bellezza che gli annuncia: ‘Io sono il messaggero che l’Essere Divino ti invia’. Ciò che il messaggero celeste rivela sarà la sua dottrina.” 3)L’immaginazione creatrice, Henry Corbin, Ed. Laterza, pg. 61
Esperire questi fatti richiede un abbandono della coscienza ed un “lasciarsi andare”, uno “sprofondare” nell’inconscio, quella parte femminile della nostra psiche che, vivendo del principio erotico, è ponte di collegamento con ogni cosa. Per “giocare” quindi la nostra mente abbiamo bisogno di un “trucco”, o, come avrebbe detto Jung, di una sorta di rituale d’ingresso. Nel mondo sufi ve ne sono diversi. Quello che più marcatamente ha conservato le proprie radici sciamaniche porta il nome di Zykr, sorta di movimento e canto corale in grado di portare il praticante ad uno stato altro di coscienza, aprendo canali percettivi sconosciuti alla razionalità.
“Toccare” il mondo dello spirito è possibile.

Note   [ + ]

1. Ismaeliti e “Assassini”, Pio Filippani-Ronconi, Ed. Il Cerchio, pg. 177
2. Gli Assassini, Edward Burman, Ed. Res Gestae, pg 136
3. L’immaginazione creatrice, Henry Corbin, Ed. Laterza, pg. 61

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