Il segreto dei simboli

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 17 gennaio 2014

Osservare un simbolo vuol dire in qualche modo sempre perdersi al suo interno. Il fascino arcano che emana spiazza la nostra razionalità ed apre le porte all’immaginazione. Quando ci caliamo all’interno dei simboli in modo completo, ci accorgiamo immediatamente che i significati che si nascondo dietro il loro aspetto formale, portano in moltissime direzioni e le associazioni di idee che sono in grado di suscitare, ci trascinano in un mondo interiore senza confini, dove l’unica forma di orientamento di cui disponiamo è una sorta di continuum di significati che si richiamano costantemente tra di loro.

Senza dubbio ogni simbolo ha una sua evoluzione storica, durante la quale ha perso, modificato e assunto nuove accezioni, tuttavia impostare il discorso sui simboli in modo prettamente storico rischia di farci imboccare una strada chiusa, nella quale si pensa di poter ritenere accettabili solo quei significati che vengono dal passato e che l’archeologia ha riscontrato come veri o verosimili. Questa ottica è piuttosto riduttiva e può ritenersi corretta solo fino quando la ricerca simbolica si muove nel campo cognitivo. E’ anche da sottolineare come questo “pregiudizio” storicista spesso sia anche causa e origine delle difficoltà ad approcciarsi ai simboli in modo aperto. Infatti Eraclito diceva:

 

Se uno non spera non troverà l’insperabile”.

 

La conseguenza di questa frase è che se la ricerca simbolica si muove presupponendo a priori che tutto quello che si può dire di un simbolo è necessariamente da ricercarsi nella sua storia, certamente non né ricaveremo nient’altro che un “fossile” senza più energia vitale e senza più alcun contributo da dare al mondo. In definitiva si tratterebbe di un “vuoto a rendere” di scarsa utilità che al massimo potrebbe fare bella mostra di sé in qualche dotta dissertazione tra esperti.

Questo genere di approccio sarebbe più opportuno per un “segno”, un elemento formale di cui il significato si conosce benissimo, è condiviso da tutti ed è “concluso”. Un divieto di sosta esprime esattamente e compiutamente il suo senso e nient’altro.

Ecco dunque che un simbolo, per essere vivo, deve necessariamente avere un qualcosa di indefinito e di indefinibile, deve lasciare sempre aperta la porta ad una nuova interpretazione, ad un nuovo senso. Osservare un simbolo in quest’ottica diventa un lasciarsi vivere dalla pluralità di significati che da questo emanano e che investono e modificano lo stato di coscienza di colui che possiede la volontà di immergersi nel flusso costante di “eidos” 1)Parola greca che significa “immagini” / “forme” che scaturiscono come acqua viva da una fonte.

Anche quando, infatti, la nostra coscienza (e quindi con lei la nostra memoria e le nostre nozioni storiche), non è attiva, il nostro inconscio “risuona” immancabilmente con il simbolo, facendoci avvertire cosa significhi per noi e che tipo di relazione intratteniamo con l’energia che porta.

E’ facile notare come alcuni simboli, in modo del tutto non ragionato, ci provochino delle sensazioni, piacevoli o spiacevoli, al di là del senso che viene comunemente attribuito loro. Queste indicazioni che giungono dalla nostra profondità sono estremamente preziose in quanto ci restituiscono, come se ci trovassimo davanti ad uno specchio, i nodi evolutivi che siamo chiamati a sciogliere lungo il percorso della nostra evoluzione animica.

Certamente conoscere il significato storico del simbolo ha una sua utilità e serve anche per dare un indirizzo alla ricerca interiore, ma si deve porre estrema attenzione a non far influenzare quello che “sentiamo” da quello che “sappiamo”. Sono due categorie diverse, legate rispettivamente alle energie femminili e maschili, che devono supportarsi l’un l’altra e non intralciarsi vicendevolmente.

“Stiamo” con i simboli ed i simboli comunicheranno con noi.

Note   [ + ]

1. Parola greca che significa “immagini” / “forme”

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