Il Druido, il Frate ed il Cuore della Foresta

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 23 aprile 2015

Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. (San Bernardo di Chiaravalle)

La valle dell’Assenzio era una zona piuttosto sinistra e decisamente poco frequentata. Posizionata nel cuore della foresta, era un luogo evitato per i suoi molti acquitrini e per il terreno non facile. Come spesso accadeva in quei tempi, attorno ad un luogo del genere, nascevano sempre leggende di fatti paurosi che facevano comprendere che tenersene alla larga, poteva essere una cosa saggia.

“Cos’è tuttavia la saggezza”, si sarà chiesto Frate Bernardo arrivando in quel luogo, “se non il rovescio della stoltizia? Non sono forse i folli quelli che meglio comprendono il messaggio di Dio?”.

Certo pensare di stabilire un’abbazia in un luogo del genere deve essere apparsa una scelta quanto meno singolare, ma egli sapeva meglio di chiunque altro che per giungere alla luce non c’è altra strada che passare per l’oscurità. Quell’oscura valle, infatti, dopo la fondazione dell’abbazia fu ribattezzata con un altro nome, cioè “Chiaravalle”.

Fu così che tutto ebbe inizio. Monaci operosi che, come i druidi di un tempo, nel fitto della foresta cercavano il contatto con il mondo sottile, guidati dalla figura straordinaria e carismatica di Frate Bernardo che, da quel momento, prese il nome di Bernardo di Chiaravalle.

Nel cuore di questo umile uomo, ardeva il fuoco dell’amore per il femminile sacro, il cui più antico simbolo è rappresentato, per l’appunto, dalla valle, quale luogo nascosto e oscuro e che tuttavia cela il segreto della più grande delle luci.

San Bernardo pose il fondamento del suo operato nell’ascolto del proprio cuore sapendo bene che qualsiasi sottigliezza teologica allontana l’uomo del suo vero compito, quello di essere umile servo dell’amore divino che risuona in ogni angolo dell’universo, in ogni roccia, in ogni albero ed in ogni ruscello.

Ecco quindi che l’antico animo dei druidi riviveva in un monaco cristiano vissuto a cavallo tra l’undicesimo ed il dodicesimo secolo, epoca turbolenta nella quale si sentiva un grande bisogno di riformare la Chiesa in senso maggiormente spirituale. Ecco quindi che Frate Bernardo spinto da questa intima necessità, unitamente ad altri 12 confratelli, partì per una straordinaria avventura dell’anima le cui tracce ancora oggi sono evidenti.

Nei suoi colloqui con il femminile sacro avvertì ed apprese la consustanzialità di tutte le fedi e percepì come l’amore di Dio per l’uomo non abbia confini al punto che questo compare in ogni forma possibile, anche quelle più inaspettate e sorprendenti, benché, a volte, amare.

Per questo motivo consacrò la sua intera vita al femminile, in quanto consapevole del fatto che questa forza è l’unica in grado di stare nella diversità senza che le differenze siano avvertite come un pericolo. Islam, Ebraismo e Cristianesimo erano per lui volti diversi di un unico amore.

Uomo di pace ma anche pragmatico si adoperò in molti modi per favorire l’ascesa dei Cavalieri Templari, infondendo in loro lo stesso spirito olistico ed unificatore che contraddistinse i vertici di questo singolare ordine di monaci combattenti i quali, similmente ai monaci Cistercensi cui San Bernardo apparteneva, portavano un mantello bianco.

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