I doni della Morte

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 12 novembre 2014

Senti dei passi che si avvicinano alla porta, lenti e regolari. Anche se non la vedi sai che è lei. Qualcosa nel tuo cuore capisce e da quel momento desideri tante cose.

Desideri di non sentire più quei passi in primo luogo. Desideri di trovarti in qualsiasi altro luogo ma non in quello dove sei. Forse il tumulto delle emozioni suggerisce di liberarsi da quelle angosciose catene che sembrano attanagliare il cuore guardando altrove, ponendo il proprio pensiero su cose liete ed almeno per un po’ la cosa sembra funzionare.

Un altro passo preceduto da un lungo silenzio e poi ancora una lunghissima pausa.

Questa volta il suono, secco e sordo, arriva dritto come una stilettata al cuore. Troppo vicino, troppo dannatamente vicino all’uscio della mia porta.

Cosa fare?

Mi affaccio alla finestra per constatare che sia proprio lei oppure attendo per poter celare a me stesso quello che il mio animo conosce già?

Quanta distanza rimane ancora prima della porta di casa? Cosa posso ancora fare in questa attesa che sembra non avere fine?

Nel frattempo inizio a fare freddo nella stanza. Il fuoco nel caminetto si è spento. Non più crepitio allegro di fuoco vivace…ma inconsistente e funerea cenere.

Com’è possibile questa cosa? Eppure solo un attimo fa il fuoco ardeva. L’ho visto! L’ho visto! Non posso essermi sbagliato! Un attimo fa era vivo e scaldava la stanza. Cosa ne è stato?

La luce che filtra dalla finestra improvvisamente si attenua sin quasi a scomparire. “Il cielo si sta coprendo” penso tra me e me. Il cuore inizia a battere forte e la sensazione che qualcosa di ineluttabile stia per accadere mi brucia nel petto come le fiamme dell’inferno. Quale orribile e demoniaca tortura dei sentimenti! L’essere umano così diviene nudo come un verme di terra.

“Toc Toc”

Due brevi e dimessi colpi alla porta. E’ lei, dubbi non possono esserci. La paura mi afferra le viscere e in un attimo mi è evidente che non sempre abbiamo la possibilità di scegliere chi ospitare in casa nostra. Alcuni viandanti si fermano da noi e basta, senza che si abbia l’opportunità di respingerli.

A lei, soprattutto, non è possibile tenere la porta chiusa.

Rassegnato e dolente nel cuore mi avvicino alla porta. Con lo sguardo basso la apro. Lei è li, in piedi davanti a me, ed accenna ad un sorriso timido, quasi pudico. Sa che nessuno la vuole vedere ma non perde mai la speranza di essere almeno accettata. In fondo anche lei fa parte della vita, anzi, con essa danza da sempre.

Vincendo la mia paura allungo una mano e accarezzo con dolcezza il suo viso. E’ freddo. Raccolgo il mio coraggio e la bacio sulla guancia. Mi ritraggo di un passo e con un ampio gesto del braccio la invito ad entrare.

L’accolgo dicendole “Benvenuta Morte.”.

Ci sediamo in silenzio su due poltrone poste davanti al camino ormai spento. E’ quasi buio nella stanza e sento le guance umide e…. sto piangendo!

Ecco…questo è il primo dono della Morte.

Sono attonito, incredulo, assolutamente stupito. L’orrida tortura di fiamme che mi avvampava in petto si acquieta…l’acqua che mi bagna le guance fuori, spegne pian piano il tormentoso incendio che ho dentro.

La Morte si drizza un poco sulla poltrona e mi rivolge la parola.

“Da quando esisto tutti mi fuggono, mentre tu hai trovato il coraggio di baciarmi e di invitarmi ad entrare in casa. E’ stato un bel gesto farmi accomodare qui davanti al camino. Grazie. Mi hai riconosciuto”.

Io mi sento disfatto. Nel buio un peso grava sul mio cuore. Non trovo la forza per rispondere. Con un tremendo sforzo riesco a fare un cenno col capo, annuendo.

Passano alcuni interminabili istanti.

“Bene, ora devo andare, ho altro da fare”. Dice lei fissandomi quieta.

La Morte si alza e si avvicina a me. Mi accarezza ed afferra con la mano una delle mie lacrime. La osserva con attenzione, quasi vi stesse scrutando un qualche prezioso segreto, le tracce di un ignoto futuro che deve ancora venire.

Con uno scatto fulmineo ed elegante del braccio lancia la lacrima sulla cenere del camino.

Il fuoco è acceso! IL FUOCO!

Ricolmo di stupore mi inginocchio davanti al caminetto. Il calore delle fiamme e la luce del giorno sembrano essere tornati entrambi d’un colpo. Il secondo dono della Morte. Sono senza parole e mi volto verso di lei.

La stanza, inondata dalla vivida luce del sole, è vuota…

Sento nel mio petto tornare pian piano a scorrere una sorgente di acqua fresca e viva…

Un altro dono della Morte.

Grazie.

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