Gli Illuminati. Un filo rosso tra la Baviera e l’Abruzzo. Intervista agli autori.

Alcune volte la storia passa per luoghi insospettabili e lascia delle tracce indelebili. E’ il caso, ad esempio, del piccolo borgo abruzzese di Paganica, in provincia dell’Aquila, luogo che diede i natali ad una figura di primissimo rilievo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, società segreta che, ancora oggi, fa molto parlare di se. Questi “angoli bui” della storia, a volte determinanti per comprendere il mondo attuale, sono stati esplorati e portati alla luce dall’Avv. Loris Di Giovanni e dal Prof. Elso Simone Serpentini, i quali, con lavoro certosino, hanno fatto riemergere quel complesso di relazioni esistenti tra persone ed ordini esoterici che in una fase importantissima della formazione dell’Europa moderna ne ha determinato la fisionomia. E l’Abruzzo in tutto questo ha svolto un ruolo di rilievo. I due autori hanno gentilmente concesso un’intervista concernente la loro opera di indubbio spessore storico che di seguito riporto. In fondo troverete una mia breve video-recensione del testo.

Elso Simone Serpentini, Loris di giovanni: Gli Illuminati, un filo rosso tra la Baviera e l'Abruzzo

L’Ordine degli Illuminati e l’Abruzzo, da dove nasce l’esigenza di approfondire un tema così particolare?

La ricerca è nata dalla scoperta del ruolo fondamentale che aveva avuto un abruzzese, Costanzo Di Costanzo, nella diffusione dell’Ordine degli Illuminati in Baviera. Fu il più efficiente agente arruolatore “o “insinuatore” e aveva avuto il merito di aver fatto entrare il barone Von Knigge, che aveva poi contributo in modo fondamentale a completare quella strutturazione dell’Ordine che il fondatore, Adam Weishaupt, aveva lasciato a metà e incompleta. Il ritorno “Diomede” (questo il nome iniziatico di Costanzo” in Abruzzo e i suoi incontri con Friederich Munter, agente segreto degli Illuminati in Italia, a Roma sono da romanzo, e la storia non poteva non avvincerci, tanto più considerati i rapporti di forte amicizia tra lo stesso Munter e un altro abruzzese, il teramano Melchiorre Delfico, incontratisi a Napoli e restati poi a lungo in corrispondenza negli anni successivi.

Nel corso di questa ricerca c’è qualcosa che l’ha particolarmente colpita?

Certamente un aspetto del carattere di Melchiorre Delfico che finora era sfuggito nella sua completezza agli studiosi dell’illuminista teramano, di cui a lungo è stato detto che non ci fossero prove della sua affiliazione alla massoneria: la sua estrema prudenza. Diciamo la sua cautela. Dopo aver subito un processo per “miscredenza” nel 1777, il suo comportamento e il suo atteggiamento furono improntati ad una cautela che ha del prodigioso e che gli consentì di evitare pericoli che ad altri suo amici e frequentatori costò il taglio la testa

Costanzo di Costanzo, un abruzzese in Baviera. Per quale motivo questa figura chiave dell’Ordine degli Illuminati si trasferì da Paganica in Germania?

Era destinato, da ultimo nato della sua famiglia, e con un fratello già designato a succedere al padre nel ducato di Paganica, a vestire abiti religiosi, come tutti i suoi fratelli, frati e preti, e le sue sorelle, tutte monache. Così andò in Germania, dove suo cognato lo istradò nel mondo militare e in quella della massoneria, poi in quello degli Illuminati.

Quali erano le dottrine di base dell’Ordine degli Illuminati?

Propugnavano principi religiosi e politici che al tempo erano di natura rivoluzionaria, tanto che dalla loro tradizione presero corpo poi il giacobinismo che infiammò l’Europa a fine Settecento e poi la carboneria protagonista dei moti liberali dei primi decenni dell’Ottocento. Intendevano costituire un nuovo ordine europeo, e perché no, mondiale, una nuova società di uomini liberi e uguali, sovvertendo l’ordine costituito e sovvertendo i troni e gli altari.

Elso Simone Serpentini, Loris di giovanni: Gli Illuminati, un filo rosso tra la Baviera e l'Abruzzo

Come erano organizzati e quali simboli utilizzavano?

La loro struttura gerarchica era simile per molti aspetti a quella della massoneria, nella quale si infiltrarono per condizionare dall’interno le logge scalandone i vertici. Molti dei loro simboli erano pure simili a quelli della massoneria, ma molti erano precipui e specifici, come la civetta, che richiamava la nottola di Minerva e le Chiese Minervali, come chiamavano le loro cellule di base.

Nello scorrere l’elenco dei personaggi che sono stati iniziati all’interno di questo Ordine compaiono molti nomi illustri della cultura dell’epoca. Che spiegazione è possibile dare a questo fatto?

La fine del Settecento è contraddistinta da quel movimento culturale conosciuto come Illuminismo e molti dei principi filosofici dell’Illuminismo si ritrovano con qualche differenza sostanziale, nell’Illuminatismo. Non è casuale che siano stati affiliati all’ordine degli Illuminati i maggiori protagonisti della cultura europea di quel tempo, il filosofo Reihnold, un altro filosofo ed editore, Nicolai, il più noto pedagogista Pestalozzi, uno scrittore come Goethe.

Nel leggere il testo si evidenzia una sorta di “guerra segreta” tra due ordini iniziatici, quello dei Rosacroce e quelli degli Illuminati. E’ possibile avere un’idea del motivo di questo scontro?

Non è facile capire fino in fondo le ragioni di questo contrasto, che fu mortale, ma il nucleo esplicativo risiede del diverso rapporto che avevano o che pensavano di avere con il templarismo, al quale entrambi si richiamavano. Da ciò derivava un diverso modo di concepire i valori massonici ed esoterici.

Melchiorre Delfico e gli Illuminati. Che tipo di rapporto si stabilì tra il massone teramano e l’Ordine fondato da Weishaupt?

Delfico, al contrario dei suoi amici Cirillo, Pagano, Tommasi, non si fece coinvolgere in prima persona nell’adesione all’Illuminatismo e perciò alla Loggia Philantropia che ne fu l’espressione napoletana. Fu anche molto prudente nel suo rapporto con Filangieri, con la Repubblica Napoletana del 1799 e fu cauto e prudente anche quando fu prescelto come consigliere di Stato da un personaggio equivoco come il ministro della polizia del regno napoletano bonapartista come Cristoforo Saliceti. Non andò nemmeno ai funerali massonici di Filangieri, di cui pure era amico stretto, come lo era di Munter, al quale continuò a scrivere e dal quale continuò a ricevere lettere per molti anni. Ma rimase in corrispondenza con la sorella di Munter, con le figlie di Saliceti e con tutti i principali esponenti della massoneria del suo tempo.

Un legame molto interessante che nel libro viene posto in evidenza è quello tra Benjamin Franklin e Gaetano Filangieri. Che tipo di rapporto intercorreva tra i due?

Erano corrispondenti, erano amici, Franklin lesse ed apprezzò le opere di Filangieri e trasse da esse molti principi e concetti che finirono della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Questo è l’aspetto di principale e fondamentale importanza, così come il rapporto che c’è tra quella costituzione e l’Ordine degli Illuminati.

Cosa rimane oggi delle idee degli Illuminati e che fine fece questa organizzazione?

L’Ordine si dissolse, anche se non manca chi sostiene che sia segretamente e occultamente sopravvissuto o fatto resuscitare e che sia presente ed attivo anche oggi. Ma le nostre ricerche non hanno trovato un solo insidio di questa eventuale e presunta sopravvivenza. Molti dei principi propugnati dagli Illuminati sono oggi valori democratici presenti in diverse costituzioni europee e almeno parzialmente attuati. Un tempo erano rivoluzionari, oggi non lo sono o lo sono molto meno. Anche molti dei loro valori sono ancora auspicati, ma non raggiunti e non sono codificati nel diritto positivo.

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