Cuore e parola, l’etimologia dei vocaboli fatti con il “cuore”

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 10 febbraio 2016

Le parole hanno un’anima e l’anima risiede nel cuore. Forse potete concordare con questa brevissima premessa. Se così fosse vorrebbe dire che siamo “cum – cordis”, abbiamo cioè messo insieme i nostri cuori in questa cosa ed abbiamo avvertito le stesse sensazioni.

Tuttavia potreste anche discordare da tale premessa e, se questo dovesse essere il caso, allora vorrebbe dire che siamo “dis – cordis”, ovvero, essendoci allontanati e liberati dal sentire dei nostri cuori, la nostra mente ha determinato che non siamo d’accordo.

Essere in “accordo” rimanda non solo ad una questione di cuore ma anche ad un tipo di sentimento di natura musicale. Quando infatti ci accingiamo a suonare uno strumento che è ben “accordato”, le corde di questo strumento vibrano alla stessa frequenza del nostro cuore.

Naturalmente quando invece ascoltiamo uno strumento che è “scordato” i suoni che percepiamo e le emozioni che questi suscitano non possono essere piacevoli perché “s-cordare” viene dal latino “ex – cordis” che vuol letteralmente dire uscire dal cuore, e quando siamo fuori dal nostro cuore tutto diventa meccanico poiché i nostri sentimenti e la nostra essenza non sono coinvolti in quello che facciamo.

Accade lo stesso quando dimentichiamo qualcosa, ovvero “scordiamo”. Quando una cosa non fa più parte della nostra vita perché non ci suscita più alcuna emozione, esce letteralmente dal cuore. Dunque tale lemma non ha nulla a che fare con la memoria del nostro cervello ma ha radici molto più profonde.
1)Quanta saggezza vi è quindi nelle parole di Platone il quale corretamente asseriva che non esiste conoscenza che non sia “ricordo”.
Alcune volte invece capita che determinate situazioni ci riportino ad eventi passati. In quel caso stiamo ricordando, ovvero stiamo riportando al nostro cuore avvenimenti e sensazioni di un tempo trascorso per la nostra mente ma che persiste vivo ed integro nella nostra anima.

Guardare al passato potrebbe tuttavia mostrarci cose non particolarmente piacevoli e causarci quel particolare stato d’animo che porta il nome di scoramento. Questo accade quando consentiamo al nostro pessimismo di svuotare il cuore dalle cose belle che in ogni vita, per quanto complessa, sono sempre presenti. Poniamo attenzione a questa buccia di banana sulla quale la nostra mente facilmente scivola, poiché un cuore vuoto diventa pesantissimo! Quest’ultima frase vuole essere un accorato appello, un appello, appunto, fatto per colpire il cuore!

Fortunatamente le persone a noi vicine possono sempre rincuorarci, ovvero possono riempire nuovamente il nostro cuore di cose belle. Anche noi possiamo farlo se abbassiamo il volume di quella voce interiore che del mondo vuole mostrarci solo quello che non funziona.

Dopo essere stati, o essersi, rincuorati, possiamo affrontare la vita con rinnovato coraggio, ovvero la possiamo affrontare con il cuore.

Concludo l’articolo con un profondo ringraziamento alla Dott.ssa Zuleika Fusco, che del cuore conosce ogni via.

Note   [ + ]

1. Quanta saggezza vi è quindi nelle parole di Platone il quale corretamente asseriva che non esiste conoscenza che non sia “ricordo”.

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