Cerchio Firenze 77. Umberto Ridi racconta la sua esperienza con il medium Roberto Setti. (Prima parte)

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 16 giugno 2014

Cerchio Firenze 77. Umberto Ridi racconta la sua esperienza con il medium Roberto Setti. (Prima parte) - Valerio Ivo MontanaroPercorrendo l’ultimo tratto di autostrada che da Firenze porta a Viareggio pensavo a quanto possa essere cambiata la vita in questo ultimo decennio “digitale”. Incontri fatti attraverso la rete diventano concreti magari a distanza di anni. Proprio così stava per accadere. Dopo dieci anni di conoscenza telematica stavo finalmente per incontrare di persona Umberto Ridi e sua moglie Ines Guidi, due nomi che nell’ambito della ricerca parapsicologia e dello spiritismo sono senza dubbio molto noti. Insieme al mio amico fraterno Gianluca Di Sario, anche lui appassionato ricercatore nel mondo dell’esoterismo, veniamo accolti dallo sguardo sereno di Umberto che con un grande sorriso ci invita ad accomodarci in casa. Ines ci mette a nostro agio e l’energia che si respira e magnificamente distesa e chiara. Dopo la reciproca presentazione ed un piacevole scambio di battute entriamo subito nel vivo dell’intervista e mi rivolgo ad Umberto:

Quand’è nato il tuo interesse nel campo dello spiritismo e della spiritualità in genere?

Il mio interesse è nato dopo aver lasciato la religione cattolica come ideale e come ricerca. Mi sono trovato a non crede più a niente, quindi ho cercato di trovare dei valori che non erano quelli della religione e questi valori li ho trovati nell’uomo come individuo, come vita che si esprime, che nasce, che vive…e poi?

Questo periodo di vita deve avere un valore, un suo significato. Questo significato l’ho cercato nella psicologia che poi mi ha portato ad affrontare certi fenomeni paranormali come quelli indicati da Jung e quindi sono passato alla parapsicologia. Successivamente sono passato allo spiritismo perché è uno dei punti fondamentali che sta guidando, anche oggi, quella che è la spiritualità esoterica, il rapporto con l’aldilà. Ho provato esperienze interessanti e questo mi ha portato ad approfondire . Ho iniziato da ragazzo, a 18 anni, e questa ricerca ha impegnato tutta la mia vita.

Come hai conosciuto Roberto Setti?

Roberto Setti l’ho conosciuto proprio perché nel mio girare in vari gruppi in Italia, avevo sentito parlare del Cerchio Firenze 77 e ho avuto attraverso il “Giornale dei Misteri” l’indirizzo di alcuni amici del Cerchio che scrivevano su quella stessa rivista. Ho telefonato in redazione e ho chiesto di poter incontrare qualcuno. Così ci siamo incontrati con questi amici che poi mi hanno fatto conoscere Roberto. Questo accadeva nel 1975. Dato che Roberto aveva molte persone che richiedevano di partecipare alle sue sedute, io e mia moglie abbiamo dovuto aspettare un paio di anni prima di essere introdotti nelle vere riunioni medianiche. Nel frattempo frequentavamo Roberto ed i suoi amici e partecipavamo ai loro discorsi. Visto il nostro interesse, la partecipazione alle sedute nel corso del tempo è diventata continua, con frequenza settimanale.

Il Roberto Setti al di fuori del Cerchio Firenze 77 com’era? Che tipo di persona era?

Era una persona estremamente timida. Parlava pochissimo, ascoltava molto. Direi che era un personaggio misterioso quanto la sua medianità. Non esprimeva mai quello che pensava se non in particolari circostanze quando lo si metteva un pochino alle “strette”. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere invitati da lui a cena e quindi l’abbiamo conosciuto un pochino più intimamente. Il suo modo di essere non era quello del “medium”, piuttosto era quello dell’uomo con le sue sofferenze e con le sue problematiche. Era una persona estremamente sensibile ed estremamente buona, ma con tutte le problematiche degli esseri umani. Lui in realtà aveva delle perplessità sulle stesse comunicazioni che venivano espresse dalla sua medianità. Aveva dei dubbi e si confrontava con noi come una qualsiasi altra persona.

Il Roberto Setti come medium com’era?

[Umberto sorride bonariamente n.d.r.]. Diciamo che non esisteva perché quando lui entrava in trance praticamente non aveva più coscienza di se, quindi era come se dormisse. A parlare erano quelle entità che noi conosciamo con la voce e con gli scritti, come ad esempio Kempis e Dali. Quando sentivo le loro voci io dimenticavo Roberto perché non era più lui, tant’è vero che quando si svegliava diceva :”Che cosa è successo?”. Alcune volte non si accorgeva nemmeno che era passato del tempo. Roberto si rendeva conto che era finita la seduta perché, quando si svegliava, avvertiva che era rimasto nell’ambiente quel profumo di violette o rose che spesso le entità lasciavano dietro di loro. Per il resto, lui non solo non si ricordava di quanto accadeva, ma non aveva nemmeno un’ idea di quello che stava succedendo durante le sedute.

Che rapporto aveva Roberto Setti con le teorie spiritiche di Allan Kardec?

Lo stesso rapporto che ho anche io e che spesso dico. Quando si affrontano certe tematiche complesse, si ha bisogno di una mentalità diversa da quella che poteva avere la gente che frequentava le sedute al tempo di Kardec. Lo spiritista francese aveva il problema di dover affrontare una spiritualità molto legata al cattolicesimo, quindi doveva confrontarsi con dei pregiudizi e con i dogmi della chiesa che spaventavano lo spiritismo kardecchiano. Tutte le comunicazioni quindi risentivano di questo clima. Ecco che quello che abbiamo oggi e che ci è venuto attraverso il Cerchio Firenze 77 e Roberto Setti è completamente diverso da quello che poteva essere stato fatto all’epoca di Kardec. Inoltre Roberto era contrario al fatto che Kardec avesse strutturato una vera e propria dottrina spiritica. L’insegnamento e la filosofia che è stata espressa attraverso Roberto Setti invece non è affatto una dottrina, anzi è contrario ad ogni dottrina perché la spiritualità deve essere libera, non deve essere confinata in regole o dogmi tantomeno in precetti morali. Infatti nella filosofia del Cerchio Firenze 77 non si trova nessun tipo di morale. Bisogna poi anche considerare che non è che quando si entra in contatto con un’entità disincarnata si entra in contatto con “chi sa’”. Si entra in contatto con una persona che ha vissuto la vita, è morta e continua a mantenere le stesse idee anche se in modo più allargato. Certo l’aldilà ha un’atmosfera ed una potenzialità di stimolo che apre la mente e riesce a far sentire e vivere situazioni che sono il massimo grado raggiungibile per quell’entità a seconda di quanto ha coltivato sulla terra. Quindi se si prende un’entità del periodo di Kardec chiaramente avrà delle idee che erano quelle di quel periodo e di quella popolazione.

Quali sono i messaggi spiritici che hanno trasformato maggiormente la tua vita?

Sono due principalmente. Uno è quello che riguarda l’io. Mi ha sconvolto inizialmente perché io ero abituato ad altre filosofie, come ad esempio quella dell’entità A canalizzata dal medium Corrado Piancastelli nel cerchio di Napoli, in cui c’è una corrente di pensiero che mi ha accompagnato per diversi anni della mia vita. Ho studiato il libro dove questa filosofia è espressa, “Rapporto dalla dimensione X”, più di quattro volte e per me era quasi un vangelo. Quella filosofia curava l’io, l’individualità che nell’evolversi acquistava sempre una maggiore intelligenza e conoscenza e questo mi stava bene. Seguendo invece gli insegnamenti del Cerchio Firenze 77 inizialmente ho subito un blocco perché l’io doveva essere trasceso. All’inizio non capivo, perché come spesso accade, le cose nuove sono inusuali piuttosto che difficili, e quindi non rispettano o non rispecchiano quelle che sono le nostre idee preconcette. Noi partiamo per affrontare le cose nuove da quelle che conosciamo e cerchiamo di “rivestire” quel che sappiamo con nuovi concetti. Questa è la difficoltà cui mi sono trovato davanti quando mi sono confrontato con certi principi filosofici espressi dal Cerchio Firenze 77 riguardanti la trascendenza dell’io. Questo “io” non volevo perderlo e quindi quando mi dicevano che l’io si deve trascendere, per me era la perdita di qualcosa, non era acquisire qualcosa, non era un’evoluzione come si può immaginare. Questo è stato il primo insegnamento che mi ha sconvolto, ma anche quello che poi mi ha dato di più perché superando quel gradino, quella paura, ci si accorge che la realtà acquista una dimensione completamente diversa, quella di cui anche grandi uomini e filosofi hanno parlato. La realtà è essere, non è divenire. La scienza stessa dice che il tempo è una convenzione, non esiste, è un modo di interpretare la realtà. Ora, se il tempo è un modo di interpretare la realtà, l’evoluzione oltre il tempo, che cos’è? Un grosso mistero che Kant e Schopenhauer hanno cercato di affrontare senza riuscirci completamente. Hanno ammesso che la realtà è in “essere” e non in “divenire” e se il tempo non c’è ed è una convenzione, un limite interpretativo dell’uomo, senza il tempo cosa c’è come “essere”? Ecco che l’unica filosofia che mi ha fornito una risposta è stata quella del Cerchio Firenze 77. La spiegazione di Kempis sulla realtà del tempo dell’essere. Questa entità ha parlato del tempo dell’essere che non è il tempo orizzontale, cronologico, cioè la storia della vita dell’uomo, la storia del cosmo, ma è un tempo verticale della comprensione di tutta la storia del cosmo. Tutta la storia del cosmo è compresa ed è presente in quanto siamo fuori dal tempo, quindi è tutto “presente”, però la comprensione di questa strada può avere ancora livelli diversi, ecco che allora non si percorre più in orizzontale ma si percorre in verticale, comprendendo aspetti sempre più profondi di questa storia, cioè il “significato” di tutta la storia. Quindi un tempo esiste ma è un tempo dell’essere che procede in comprensione e in approfondimento. In definitiva l’io che si trascende ed il tempo dell’essere sono i due concetti fondamentali che mi hanno più convinto e focalizzato nell’ulteriore ricerca perché poi non è che si sia capito tutto. La ricerca prosegue.

(Continua…)

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