Abruzzo luogo di misteri. Il quadrato magico del SATOR ed il Dragone di San Pietro ad Oratorium

Come promesso nell’articolo precedente riprendiamo l’approfondimento sui risvolti misterici della chiesa di San Pietro ad Oratorium, questa volta partendo dal celebre elemento decorativo incastonato nella facciata sul lato sinistro, conosciuto come quadrato magico del SATOR. Prima di parlare di questa famosa frase palindroma è necessario specificare che l’attuale chiesa sorge sulle rovine o nelle immediate vicinanze di un Tempio pagano. La sua sistemazione vicino al fiume Tirino non è affatto casuale dal momento che, in termini simbolici, il fiume rappresenta un limes, una linea che marca il passaggio dal mondo dei vivi a quello sottile. Nell’antichità infatti era frequente trovare acropoli e necropoli divise da un torrente proprio per indicare un limite oltre il quale si può accedere solo attraverso uno stato di coscienza diverso da quello ordinario. Dei rituali pagani che si svolgevano in questo antico Tempio si trovano ancora tracce sull’altare dell’attuale chiesa, che presenta, per l’appunto, numerosi segni di bruciature cagionate dai sacrifici di animali che si svolgevano in quel luogo. In una fase successiva, il Re longobardo Desiderio decise di edificare una chiesa la cui costruzione risale intorno al 752 d.C..

Abruzzo luogo di misteri. Il quadrato magico del SATOR ed il Dragone di San Pietro ad Oratorium
Sator, Quadrato magico. San Pietro ad oratorium, Capestrano (Aq), Abruzzo, Italia. Foto di Valerio Ivo Montanaro.

A tale edificio appartiene in origine il quadrato del SATOR che, durante la ristrutturazione avvenuta nell’anno 1100 d.C., così come attestato dalla scritta presente sull’architrave posta sul portone d’ingresso, viene riposizionato capovolto all’interno della nuova facciata romanica. Le logge muratorie medioevali, all’interno delle quali da secoli si tramandavano conoscenze di natura esoterica, volevano attraverso questo gesto ricollegare il nuovo Tempio a quello antico poiché, dal punto di vista simbolico, capovolgere il SATOR equivale a renderlo “radice” della nuova costruzione. Riguardo all’interpretazione del quadrato magico composto dalle parole “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”, sono state avanzate nel corso degli anni numerose ipotesi purtroppo sempre lacunose dal momento che il secondo lemma (“AREPO”) non è un termine latino ma, probabilmente, celtico. In genere si crede che questa frase sia di origine gnostica. Con le dovute cautele del caso si potrebbe tentare la seguente traduzione: “Il seminatore tiene la sua opera girando le ruote”, il che riporterebbe ad una visione del tempo di natura ciclica collegata con le energie del femminile e che completa una visione del tempo lineare più propria delle energie maschili. L’antichità di questa frase deve essere fatta risalire almeno al 79 d.C. dal momento che ne sono stati ritrovati due esemplari tra le rovine della città romana di Pompei, motivo per il quale tale quadrato è conosciuto anche con il nome di “latercolo pompeiano”. Giocando con le lettere alcuni ricercatori hanno presupposto potesse trattarsi dell’anagramma delle parole “PATER NOSTER” ripetute due volte e intrecciate a forma di croce tra di loro sulla lettera N. Avanzerebbero però in questo modo due A (Alfa) e due O (Omega), lettere che rimanderebbero in effetti al libro dell’Apocalisse di San Giovanni di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente e dove per la prima volta compaiono. L’interpretazione in chiave cristiana tuttavia sembra difficile da sostenere dal momento che il testo sacro di cui parliamo è stato redatto in una data successiva al 90 d.C., cioè molto dopo l’esplosione che distrusse Pompei. Si deve inoltre tener conto che altri quadrati magici contenenti lettere o numeri, risalenti al periodo pagano precristiano, sono stati rivenuti un po’ ovunque.
Vi è poi un altro bassorilievo notevole presente sul portone d’ingresso dove viene rappresentato un Drago dalle cui fauci si sviluppano intrecci vegetali di stile tipicamente celtico.

Il Drago dalle cui fauci si sviluppano intrecci vegetali di stile tipicamente celtico. Bassorilievo, portale San Pietro ad oratorium, Capestrano (Aq), Abruzzo, Italia. Foto di Valerio Ivo Montanaro.

Apparentemente si potrebbe ravvisare come singolare la scelta di introdurre un elemento per sua natura considerato distruttivo come quello del Drago, in un contesto legato alla vita come quello vegetale e tuttavia anche in questo caso siamo davanti ad una manifestazione dell’inconscio collettivo cui l’artista realizzatore ha prestato, più o meno consapevolmente, ascolto. Questo favoloso animale infatti, che solo sotto la cultura patriarcale ha assunto connotazioni negative, era in origine uno dei simboli del Femminile Sacro. Il Drago, divorante e distruttore, “mangia” la vita del singolo, quella che gli antichi greci chiamavano “Bios”, per perpetuare ciclicamente la “vita” in generale, la “Zoe” degli Elleni che tanta fortuna ebbe nei contesti gnostici. Ecco dunque che le fiamme divoratrici che escono dalla sua bocca incenerendo qualunque cosa, sono anche le fiamme rinnovatrici che portano alla nascita della nuova vegetazione, così come espresso da una moltitudine di mitologie antiche relative ai cicli di morte e rinascita della vegetazione presieduti dalla Grande Dea Madre. Non a caso gli alchimisti, riferendosi alla scritta “I.N.R.I.”, usavano tradurre tale acronimo nel seguente modo: “Ignis Natura Renovantur Integra”, ossia la Natura (Zoe) è rinnovata interamente nel fuoco.

Commenti Recenti

  • Antonio
    2 settembre 2018 - 9:16 am · Rispondi

    Arepo è l’aratro, cioè l’agricoltore (o seminatore ma con questo termine il senso sfuma in altra direzione) tiene l’aratro facendo girare le ruote. Il significato non può essere scritto qui

    • Valerio Ivo Montanaro
      3 settembre 2018 - 1:17 pm · Rispondi

      La ringrazio vivamente per il suo contributo. Riguardo alla parola in argomento le segnalo, se non è già presente tra la bibliografia di cui lei certamente già dispone, un testo che ritengo interessante la cui autrice è Anna Giacomini: “Enigma Templare – SATOR”, dove la questione di tale lemma è esposta nelle sue più diverse accezioni, a partire da quella “classica” del Bussagli alla quale lei si richiama. Cordialmente.

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