A sua immagine… La sorgente del sogno ed il nostro Maestro interiore…

Dalla mia rubrica eso-pensieri di Avalon Giornale, 3 luglio 2013

In un antico quanto importante testo ermetico la cui stesura viene attribuita dalla tradizione esoterica a Ermete Trismegisto possiamo leggere il seguente importantissimo verso:

Quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius1)Tavola di smeraldo

Quello che è in alto è come quello che è in basso e quello che è in basso è come quello che è in alto per realizzare il miracolo della cosa unica. Anche nella più importante preghiera della tradizione cattolica, il Padre nostro, questa cosa viene sottolineata quando Cristo dice :”Come in cielo così in terra”. Il significato di queste parole assume un respiro ed una valenza ancora più importante se lo inseriamo nel contesto dell’approfondimento sul mondo onirico che stiamo portando avanti. Abbiamo visto infatti a quale fine il nostro inconscio seleziona gli attori dei nostri sogni ma è anche necessario chiarire che questi personaggi possiamo solo in parte definirli come “nostri”.

Quando  Jung si trovò ad affrontare il problema di delineare l’identità di queste immagini oniriche scelse giustamente la definizione di “Complessi semi autonomi inconsci”, volendo significare che queste energie hanno una loro autonomia, vivendo non solo nella nostra psiche “personale” ma anche e primariamente in quella “collettiva”, sottintendendo in questo modo l’esistenza di un mondo “sottile” cui diede il nome di “unus mundus”, il mondo “unico”. Quando vediamo questi archetipi in azione nei nostri sogni li stiamo “percependo” ma non possiamo dire che siano “nostri”. Come accennavo nel precedente articolo siamo in relazione con loro e la qualità della relazione che intratteniamo è determinante nella nostra crescita spirituale e nell’espansione della nostra consapevolezza. Ad esempio avere un cattivo rapporto con il nostro aspetto aggressivo, collegato con l’archetipo di Ares, il dio della guerra, invita proprio questa energia a comparire nei nostri viaggi onirici al fine di compensare un atteggiamento magari troppo incerto nella vita e per farci quindi recuperare quella sana assertività di cui tutti necessitiamo. Ecco quindi che le energie sottili diventano un’indispensabile strumento di crescita insieme ai simboli che le rappresentano e che ne portano in qualche modo le qualità.

Chiarito questo aspetto devo saldare un debito di fiducia aperto nei precedenti articoli con i lettori benevoli. Cos’è che ci fa sognare? Cos’è quel “qualcosa” che stabilisce gli attori e la scena del sogno? A questa domanda rispose mirabilmentela Von Franz in un’intervista dicendo che i sogni non sono altro che le lettere che il “Sé” scrive all’ “Io”. Ancora una volta mi sento di ringraziare questa donna, stretta collaboratrice di Jung, per la chiarezza e la semplicità con le quali ha saputo rendere evidenti concetti così difficili e profondi.

Il “Sé” junghiano, differentemente dai “Sé” degli Stone, è l’archetipo fondamentale che si trova al centro del nostro sistema psichico. Probabilmente Jung decise di utilizzare tale termine anche in considerazione dell’ambiente scientifico della prima metà del ‘900, nel quale una simile definizione poteva essere accettabile. Sicuramente si rifece a quello che in oriente viene chiamato “Atman”, ossia l’aspetto spirituale della realtà. Così come l’inconscio è la sede dell’Anima, il piano spirituale è la sede del “Sé” junghiano, cioè dello spirito come viene comunemente inteso.

Eccoci quindi davanti ad un’altra importantissima determinazione. Attraverso i sogni il nostro aspetto spirituale ci parla e ci conduce in un percorso di crescita che è innanzi tutto un percorso di “significato”, in grado di dare dunque “senso” alla nostra esistenza. In effetti nel definire l’archetipo del “Sé”, Jung disse esplicitamente che era l’archetipo del “senso”.

Una tale ottica è in un certo qual modo “rivoluzionaria”. Normalmente siamo abituati a vedere il nostro “Io” razionale come elemento centrale della nostra psiche quando invece non è che una manifestazione “parziale” di qualcosa di più elevato che è la nostra vera natura spirituale. Il “Sé” quindi contiene quello che Jung definisce come “mito personale”, la nostra missione ed il nostro compito nella vita. Ecco quindi che una corretta interpretazione dei sogni ci porta più vicini a quello che “realmente” ed “essenzialmente” siamo.

Note   [ + ]

1. Tavola di smeraldo

Lascia un commento

Newsletter

Per seguire le mie attività a condividere commentando i miei articoli